Conclusioni diagnostiche

Autore: Giovanni A. Carlesimo, Paola Casadio, Maurizio Sabbadini e Carlo Caltagirone
I.R.C.C.S S. Lucia, Roma, Italia; Clinica Neurologica, Università di Roma "Tor Vergata", Italia
Traduzione: Francesca Gnoato

Formazione di rappresentazioni dello stimolo centrate sull'osservatore

In ognuno dei 40 item del test eseguito, furono presentate al paziente, disposte in ordine verticale, due figure della serie di Vanderplas, Sanderson e Vanderplas (1965), approssimativamente di misura 8x8 cm. RC doveva decidere se le figure erano uguali (in metà degli item), o diverse (nell'altra metà). Il paziente eseguì questo test due volte, ad un intervallo di un mese. La prima volta, totalizzò un punteggio di 23\40 risposte corrette (57%), un punteggio non significativamente diverso dal caso (chi-quadro = .45; p = n.s.) e diede quasi sempre risposte "diverso" (37\40). La seconda volta, RC rispose correttamente a 33 item su 40 , un punteggio significativamente più alto di quello atteso dal caso (chi-quadro = 9.45; p < .01). In questo compito, un gruppo di controllo di bambini di 5 anni totalizzò il 100%.

Circa nello stesso periodo in cui RC eseguì il test con le figure astratte di Vanderplas e al. (1965), gli fu somministrato anche un compito di confronto e scelta simile, con l'uso di disegni di oggetti reali formati da linee, di circa 4x4 cm, presi dalle serie di Snodgrass e Vanderwart (1980). Fu prestata molta cura nel selezionare disegni "diversi", che erano visivamente simili (ad esempio una penna e un flauto similmente orientati). In questo test, RC totalizzò il 100% di risposte esatte, senza mostrare alcuna esitazione.

Formazione di rappresentazioni di stimoli centrate sull'oggetto.

Per raggiungere una rappresentazione mentale di un oggetto presentato visivamente centrata sul suo più usuale punto di vista, è richiesta una sorta di rotazione mentale dello stimolo immediatamente percepito prima di poter avere accesso alle rappresentazioni precedentemente immagazzinate in memoria.

Al fine di testare tale capacità, si presero fotografie in bianco e nero di 16 oggetti comuni, di circa 18x24 cm ognuna, e in due versioni: una rappresentante l'oggetto dalla sua prospettiva prototipica (secondo la definizione di Ellis e Young (1988), "quella in cui le caratteristiche distintive dell'oggetto e il suo asse di elongazione sono chiaramente visibili", pag. 41), e l'altra rappresentante l'oggetto preso da un inusuale punto di vista (nella maggior parte dei casi " con il suo asse di elongazione di scorcio", e, in una minoranza dei casi, "con la riduzione della salienza della sua caratteristica primaria distintiva"). Ognuno dei 16 item presentati a RC consisteva di 3 fotografie presentate in disposizione verticale. La fotografia in alto rappresentava la prospettiva prototipica di un oggetto (stimolo target). Le due fotografie sotto rappresentavano oggetti visti da prospettive insolite. Uno dei due era lo stesso oggetto dello stimolo target, l'altro era un oggetto diverso scelto sulla base della condivisione di un certo grado di similarità visiva con quello precedente. RC doveva indicare quale delle due fotografie con punti di vista inusuali rappresentava lo stesso oggetto della fotografia-target. Egli fu veloce e accurato nell'eseguire questo compito, con un risultato di 15\16 risposte corrette (il suo unico errore consistette nello scambiare una tazza per un secchio, entrambi visti dall'alto).

Accesso al magazzino di memoria visiva attraverso l'analisi percettiva visiva

Il magazzino della memoria visiva contiene i ricordi dell'aspetto visivo degli oggetti. Secondo Ellis e Young (1988), si può accedervi o direttamente dalla rappresentazione centrata sull'osservatore dell'oggetto (quando l'oggetto viene osservato da una prospettiva tipica), oppure attraverso la rappresentazione centrata sull'oggetto (quando si rivela necessaria una trasformazione per raggiungere una visione dell'oggetto più tipica). Furono somministrati due test che non richiedevano il riconoscimento del significato degli stimoli.

Il primo test riguardava la discriminazione tra disegni di oggetti reali e disegni di oggetti non reali (i disegni erano composti di linee). Questo test è simile a quello sviluppato da Riddoch e Humphreys (1987), nel quale il loro paziente HJA ottenne dei risultati molto bassi. I 14 disegni di oggetti reali furono scelti dalle serie di Snodgrass e Vanderwart (1980). I 14 oggetti non reali furono creati assemblando frammenti di questi e altri disegni. A RC era richiesto di decidere per ognuno dei 28 disegni se esso rappresentasse un oggetto reale o meno. Egli eseguì il test in modo accurato (27\28 corrette) e veloce.

Nel secondo test, a RC fu richiesto di decidere quale tra due oggetti disegnati mediante linee fosse più grande nella realtà. Secondo Forde, Francis, Riddoch e al., (1997), un giudizio accurato sulle grandezze richiede l'accesso alla descrizione strutturale dell'oggetto.

Quaranta disegni delle serie di Snodgrass e Vanderwart (1980) furono presentati a coppie. La differenza di misura tra i due membri delle coppie variava dal basso (ad esempio una cipolla e un ananas) all'alto (ad esempio un'automobile e un camion). Anche in questo test, RC fu molto accurato (19\20 corrette) e veloce. (Fece un solo errore in una coppia formata da un topo e una rana).

In definitiva, una valutazione accurata delle capacità visuo-percettive di RC non rivelò alcun problema nella processazione di caratteristiche visive elementari come la grandezza, l'orientamento delle linee la collocazione spaziale. La sua performance nel compito di confronto di figure astratte suggeriva una difficoltà nella formazione di rappresentazioni centrate sull'osservatore di stimoli visivi complessi. In ogni caso, è improbabile che un danno critico a questo livello del processamento di informazioni visive fosse alla base del danno nel riconoscimento di oggetti tramite modalità visiva, dal momento che la sua performance era buona in compiti che richiedevano (a) il confronto di disegni di oggetti reali, (b) il confronto di fotografie di oggetti osservati da differenti prospettive, (c) la discriminazione fra disegni di oggetti reali e non, (d) l'indicazione del disegno che, all'interno di una coppia, rappresentava l'oggetto più grande nella realtà. I buoni risultati di RC a tali test mostravano la sua abilità normale, o vicina alla normalità, nel formare rappresentazioni centrate sull'oggetto di stimoli presentati visivamente e nell'accedere al sistema mnestico contenente le caratteristiche visive degli oggetti.

Accesso al magazzino di memoria visiva attraverso il sistema semantico.

Basandosi sul fatto che i loro pazienti agnosici erano in grado di indicare l'oggetto nominato dall'esaminatore, De Renzi e Saetti (1997) interpretarono l'agnosia visiva associativa come conseguenza di una disconnessione unidirezionale che impediva ai percetti visivi di accedere al sistema linguistico, lasciando però intatta la capacità dei concetti di attivare le rappresentazioni nel magazzino di memoria visiva. Comunque, tale osservazione non è generalizzabile a tutti i pazienti con agnosia visiva. L'incapacità di indicare oggetti nominati dall'esaminatore è stata riscontrata in pazienti agnosici descritti da Oxbury, Oxbury e Humphreys (1969), Rubens e Benson (1971), e Ferro e Santos (1984), così come da altri.

Noi abbiamo usato tre test per valutare l'abilità di RC nell'accedere al magazzino di memoria visiva attraverso il sistema linguistico. Il primo era un test di confronto visuo-verbale, nel quale gli veniva richiesto di scegliere l'oggetto o la fotografia del colore nominato dall'esaminatore fra tre alternative. In entrambi i casi, RC fu veramente accurato e veloce (13\14 per gli oggetti, 23\24 per le fotografie).

Il secondo test consisteva nel disegnare a memoria un oggetto nominato dall'esaminatore. Anche se le sue prestazioni nella copia di disegni furono decisamente povere, almeno 12 dei 19 oggetti disegnati a memoria in due diverse occasioni erano ben riconoscibili (figura 3).

Fig. 3 Alcuni disegni eseguiti a memoria da RC: a) un bicchiere, b) un martello, c) una matita, d) un ago.

Nel terzo test a RC fu richiesto di fornire una descrizione verbale delle caratteristiche visive di 34 oggetti. Fu generalmente molto accurato e diede dettagliate descrizioni strutturali. Ad esempio, nel descrivere un cucchiaio, egli disse: "è di metallo, ha un'impugnatura, la parte finale da mettere in bocca è concava ", e nella descrizione di una sedia: "ha quattro gambe, uno schienale e un sedile; è fatta di legno, a volte è coperta di pelle".

In definitiva, a dispetto del fatto che le sue performance nel disegno a memoria fossero insoddisfacenti (probabilmente in dipendenza da generali difficoltà nel disegno), i nostri dati documentano che l'abilità di RC nel recupero dell'immagine mentale visiva di un oggetto in risposta al suo nome era alquanto migliore del suo riconoscimento visivo.

Processamento per volti umani

Le facce rappresentano una categoria distinta di percetti, il cui riconoscimento su stimolazione visiva può venire danneggiato (v. ad esempio Bodamer, 1947; Carlesimo e Caltagirone, 1995; De Renzi, 1986), o risparmiato (Feinberg, Schindler, Ochoa e al., 1994; Moscovitch, Winocur e Behrmann, 1997) a seguito di una lesione cerebrale.

Al fine di valutare le capacità di RC nella processazione di informazioni visive per volti umani, gli fu somministrato il test di riconoscimento di volti famosi (Carlesimo e Caltagirone, 1995), che stima l'abilità di identificare facce precedentemente conosciute e di richiamare alla mente informazioni rilevanti di tipo semantico e il nome proprio della persona identificata. Ognuno dei 20 item del test è composto di 4 fotografie di volti in bianco e nero di circa 9x6.5 cm, disposte in ordine verticale. Per ogni item, un viso appartiene a una celebrità e gli altri tre a persone non famose. Ad RC venne richiesto di fornire tre tipi di risposte: (a) un giudizio di familiarità (indicando il volto appartenente a una persona famosa), (b) la categoria di appartenenza (l'occupazione principale di quella persona: politica, musica, televisione, cinema), e (c) il nome proprio. La performance di RC per i giudizi di familiarità (15\20 risposte corrette) era nel range dei risultati ottenuti da un gruppo di 50 controlli normali ( da 14 a 20\20 risposte corrette). Tuttavia, alla richiesta di ricordare l'occupazione principale delle persone famose, diede una performance veramente scadente (solo 3 risposte corrette su 20) e fallì completamente nel recupero dei nomi propri.

Il pattern dei deficit presentati da RC per i volti umani appariva molto simile a quello riscontrato per gli oggetti. Sebbene la sua abilità nel confronto di volti sconosciuti visti da identici o differenti punti di vista non sia stata testata, la sua normale performance al test sul riconoscimento di familiarità suggerisce che la processazione di informazioni percettive di materiale fisiognomico fosse sostanzialmente conservata. Ciò suggerisce anche che egli fosse in grado di accedere alle unità di riconoscimento dei volti (Bruce e Young, 1986) site nel suo magazzino di memoria visiva. In contrasto, il suo deficit nel recupero di informazioni semantiche e di nomi propri di persone familiari è paragonabile ai danni nell'assegnazione di un significato corretto agli stimoli visivi.

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