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Autore: Giovanni A. Carlesimo, Paola Casadio, Maurizio Sabbadini e Carlo Caltagirone
I.R.C.C.S S. Lucia, Roma, Italia; Clinica Neurologica, Università di Roma "Tor Vergata", Italia
Traduzione: Francesca Gnoato

Quando fu accompagnato per la prima volta al nostro laboratorio, RC sembrava completamente inconsapevole del suo deficit di riconoscimento visivo. Alla richiesta di nominare un oggetto o una figura, egli dava immediatamente risposte errate e spesso aggiungeva in modo confabulatorio dettagli non richiesti circa l'aspetto dello stimolo (ad esempio, quando gli si presentò la fotografia di un bastone, egli lo definì una bambola e descrisse in dettaglio le sue gambe e il colore dei suoi capelli).

RC si sottopose a un programma di riabilitazione cognitiva per due volte alla settimana a partire dal maggio del 1996. Inizialmente lo scopo era di rendere consapevole il paziente del suo deficit di riconoscimento visivo e di riuscire a fargli sviluppare una strategia compensatoria, basata su una verbalizzazione chiara delle caratteristiche visive dell'oggetto prima di produrre il suo nome.

Abbiamo avuto l'opportunità di ritestare le abilità di denominazione di RC per la prima volta nell'ottobre del 1996 e poi nell'aprile 1997.

Nell'ottobre 1996, l'accuratezza di RC nel denominare sia oggetti (10\12 corrette) che disegni di oggetti reali (56\80 corrette) era sorprendentemente migliorata. Otto dei 26 errori di denominazione prodotti da RC erano di natura agnosica (ad esempio scambiò un orecchio per un paio di scarpe), gli altri 18 errori erano delle anomie (ad esempio, di fronte al disegno di un ananas disse: "E' un frutto, può essere sbucciato, dentro è giallo, succoso, ha un nome strano,..."). Tuttavia, era molto lento nel portare a termine i compiti e le sue risposte erano per lo più precedute da una verbalizzazione all'esterno, che rivelava la strategia applicata dal paziente per riconoscere un oggetto e recuperare la sua etichetta verbale. Un'analisi delle verbalizzazioni di RC suggerì che in più di un terzo dei casi di risposta corretta (26\66), egli utilizzò una sorta di strategia di conduite d'approche, basata sulla definizione di attributi funzionali dell'oggetto. Ad esempio, quando gli venne richiesto di nominare un cerotto, disse: "Sì, si mette quando qualcuno si fa male,... allora la ferita rimane coperta..., sì, è un cerotto". In una minoranza dei casi (11\66), invece, RC iniziò a perseverare usando risposte o categorie precedenti, poi riuscì ad accedere alla categoria prima e al nome corretto dell'oggetto poi, senza nessuna apparente strategia logica. Per esempio: "Sì, è di legno, viene usata per sedersi, ...forse no,...è un alimento, un panino, potrebbe essere un frutto, è una pera!".

Nell'aprile del 1997 fu testata l'abilità del paziente di nominare 50 oggetti, una volta su definizione verbale e, in una versione differente, su presentazione visiva. Non fu registrato il tempo necessario al recupero dei nomi corretti. L'accuratezza di RC nella denominazione di stimoli visivi era ulteriormente migliorata (41\50 risposte corrette nel test visivo, 47\50 corrette nel test verbale). Tuttavia, il paziente era molto più lento nella produzione del nome su presentazione visiva (tempo medio 63 sec., range: 0-150 sec.), rispetto alla descrizione verbale (tempo medio 5 sec., range: 0-60 sec.). Nel compito di tipo visivo, 5 errori consistevano in errate identificazioni e altri 4 in anomie.

Anche in questo caso, un'analisi delle verbalizzazioni precedenti alle risposte giuste rivelavano che il nome corretto veniva fornito molto più frequentemente seguendo una strategia di conduite d'approche (26\41).

In conclusione, circa un anno dopo la prima osservazione, RC era in grado di nominare il 92% degli stimoli visivi. Le sue risposte rimanevano comunque estremamente lente, mentre era in genere veloce ed accurato nel recupero di nomi di oggetti descritti verbalmente.

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