Considerazioni generali

Autore: Gail Robinson, James Blair e Lisa Cipolotti
Traduzione: Gioia Negri

A seguito di un meningioma maligno frontoparietale adiacente alla falce, A.N.G. presentava un deficit linguistico che può essere meglio descritto come afasia dinamica (Luria e Tsvetkova, 1968; Luria 1970, 1973). Il suo eloquio spontaneo era marcatamente ridotto, caratterizzato da una mancanza pressoché completa di conversazione in generale; soltanto domande dirette elicitavano risposte di una sola parola o corte frasi. Tuttavia, quel poco linguaggio spontaneo che produceva era ben articolato, con prosodia normale e struttura sintattica corretta. Non erano presenti errori morfologici, fonologici o semantici. Come nei classici casi di afasia dinamica, il suo profondo deficit di eloquio spontaneo non poteva essere giustificato nei termini di un normale difetto nominale di linguaggio o di difficoltà più generiche di produzione linguistica. Anzi, il recupero, la ripetizione e la produzione di singole parole in A.N.G. erano completamente normali. Quindi, l’afasia dinamica di A.N.G. può essere considerata come un puro deficit di linguaggio proposizionale, non aggravato da difficoltà sintattiche.

I risultati della prima serie sperimentale dimostrarono chiare somiglianze tra la prestazione di A.N.G. ed i precedenti pazienti con afasia dinamica (es. Costello e Warrington 1989; Esmonde et al. 1996), ma c’erano anche delle differenze dal paziente descritto da Snowden et al.,1996. Le capacità generative verbali di A.N.G. erano gravemente compromesse. Dato un singolo nome comune o un disegno raffigurante un semplice oggetto, ella aveva una grave difficoltà nel produrre una frase che li includesse. Similmente, dimostrò un grave danno nel produrre frasi per completare delle proposizioni articolate. Inoltre, era compromessa la produzione di frasi, data una frase-contesto. Contrariamente a R.O.H. (Costello e Warrington, 1989) e K.C. (Snowden et al. 1996), era deficitaria anche in un compito che le richiedeva semplicemente di dire singole parole allo scopo di completare una frase. In questi compiti, ella impiegava tempi di risposta prolungati e, frequentemente, c’era una incapacità completa di produrre la risposta. Comunque, si dovrebbe sottolineare che, quando dava una risposta, questa era perfettamente normale nella forma e nel contenuto.

In questi primi compiti di produzione c’era un aspetto importante dello stimolo che preannunciava la prestazione di A.N.G. Le sue capacità generative erano gravemente danneggiate in situazioni con molte possibili risposte verbali. D’altra parte, miglioravano significativamente in situazioni in cui il numero delle opzioni di risposta era ridotto. Ad esempio, non riusciva a produrre frasi da una singola parola o da un disegno (ad es. una donna). Tuttavia, in netto contrasto, non aveva difficoltà nel produrre frasi, o anche serie di frasi, per descrivere una scena illustrata. Il numero potenziale di possibili risposte inoltre influenzava la prestazione di A.N.G. nel produrre singole parole per completare una frase. Aveva difficoltà quando c’erano molte possibili risposte (ad es."Andarono a vedere il famoso…"). Invece, se c’erano relativamente poche risposte potenziali, la sua prestazione migliorava (ad es."La nave passò facilmente sotto il…"). Questo contrasto, tra le sue capacità generative deficitarie in compiti con molte risposte verbali possibili, e le sue abilità generative relativamente preservate in compiti dove il numero di possibili risposte era ristretto, era presente anche nella sua performance nei test di fluenza verbale. Aveva una profonda difficoltà nel produrre parole da categorie fonologiche e semantiche ampie ma aveva un’abilità ragionevole nel produrre parole da reti semantiche ristrette (ad es. i libri della Bibbia). Questo pattern è opposto a quello osservato nel morbo di Alzheimer e nella demenza semantica (Hodges et al. 1992, 1995).

I risultati della seconda serie sperimentale confermarono la nostra impressione che fosse il numero potenziale di opzioni di risposta ad influenzare la prestazione di A.N.G. La sua prestazione era buona in compiti dove ci fosse una singola risposta dominante associata ad uno stimolo. In particolare, mentre riusciva a produrre frasi da singoli nomi propri, aveva una grave difficoltà nel generare frasi da singoli nomi comuni. I nomi propri hanno uno solo o pochi riferimenti. Ad esempio, la "Gioconda" è un famoso dipinto. Al contrario, i nomi comuni hanno molteplici riferimenti. Ad esempio, "Tavolo" potrebbe suggerire "Abbiamo ereditato un tavolo antico"; "Ho un tavolo di legno massiccio nella mia cucina".

Nei compiti di produzione di frasi partendo da frasi-contesto, la prestazione di A.N.G. poteva anche essere influenzata manipolando il numero di potenziali risposte associate allo stimolo. La sua prestazione era adeguata quando le venivano presentate frasi-stimolo in cui il numero di possibili risposte era contenuto (come "L’uomo entrò nel cinema…"). La sua prestazione era molto scarsa quando le si presentavano frasi-stimolo con molte possibili risposte (come "L’uomo entrò in casa…").

Una simile dissociazione era presente in compiti richiedenti di produrre frasi da coppie di parole. Dimostrò poche difficoltà nel produrre proposizioni da coppie di parole che potevano attivare una opzione di risposta dominante rispetto alle sue ‘rivali’ (ad es. "giraffa-collo"). Tuttavia,era gravemente deficitaria nel produrre frasi per coppie di parole che attivassero più possibili risposte (ad es. "gatto-collo"). Sia "gatto-collo" che "giraffa-collo" attiveranno possibili risposte associate alle loro singole parole. Però, soltanto per lo stimolo "giraffa-collo" entrambe le singole parole attivano fortemente la stessa opzione di risposta, "le giraffe hanno il collo lungo".

Il pattern di deficit di produzione verbale di A.N.G. era collegato ai suoi sintomi di afasia dinamica. In effetti, con la ri-valutazione e la scoperta che il suo linguaggio proposizionale era tornato normale, la sua prestazione verbale era soddisfacente. In particolare, la dissociazione notevole tra la sua capacità generativa con stimoli vincolanti e non vincolanti non era più presente. Per di più, come dimostrato da J.T., i pazienti con una grave sindrome disesecutiva frontale si comportano ugualmente bene con queste due forme di stimoli qualitativamente differenti.

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