Spiegazioni alternative per l’afasia dinamica di A.N.G.

Autore: Gail Robinson, James Blair e Lisa Cipolotti
Traduzione: Gioia Negri

Il tipo di prestazione di A.N.G. non può essere facilmente spiegato all’interno delle concezioni preesistenti di afasia dinamica. Ad esempio, Costello e Warrington (1989) interpretarono la prestazione di R.O.H. come un deficit nella pianificazione verbale, come uno stadio anteriore alla costruzione della frase. Una delle loro ragioni principali per cui raggiunsero questa conclusione fu la capacità estremamente impoverita di R.O.H. di riordinare anche soltanto tre parole per costituire una frase di senso compiuto. Al contrario, A.N.G. non ebbe difficoltà in questo compito, anche con sette parole da riordinare. Chiaramente A.N.G. era in grado di generare un’ipotesi verbale o un piano d’azione per formare una frase. Inoltre, un deficit in un iniziale piano verbale sopraordinato non poteva facilmente spiegare o predire l’effetto che aveva il ridurre il numero di opzioni di risposte potenziali sulla prestazione di A.N.G.

Luria (1970) suggerì che i deficit di produzione linguistica originano da un disturbo nello stadio che transcodifica un piano nello schema lineare della frase( ved. anche Snowden et al.1996). Se il deficit di A.N.G. fosse stato causato da un disturbo nello stadio che transcodifica un piano nello schema lineare della frase, allora avrebbe dovuto essere deficitaria globalmente, in ogni compito che richiedesse la produzione di frasi. Invece non lo era. Ad esempio, il Reporter test richiede la comprensione delle relazioni tra due o più concetti, la formulazione di un piano e la trasformazione di questo piano nello schema lineare di una frase (ad es. "Ha scelto quattro quadrati e quattro cerchi, poi ha toccato i cerchi più forte rispetto ai quadrati…"). Inoltre, un disturbo nella capacità di formare lo schema lineare della frase dovrebbe anche causare errori nell’ordine delle parole nelle frasi di A.N.G. Tuttavia, tali errori erano completamente assenti.

Una spiegazione potrebbe essere offerta nei termini di una incapacità di fronteggiare elementi nuovi. Chiaramente, i compiti di produzione richiedono risposte a stimoli nuovi. Il Sistema Supervisore Attenzionale di Norman e Shallice (1986, ved. anche Shallice 1988) prevede che un danno al componente supervisore attenzionale si manifesterà in una difficoltà quando il soggetto risponde a stimoli insoliti. Tuttavia, una tale teoria predice dei risultati che sono opposti a quelli mostrati da A.N.G. Per esempio, il test 11 richiedeva di generare frasi per completare proposizioni sia ad alta che a bassa prevedibilità di risposta. Le frasi con bassa prevedibilità di risposta descrivevano eventi abituali (come "L’uomo si sedette in poltrona") mentre le frasi con alta prevedibilità di risposta descrivevano eventi meno abituali (come "L’uomo si sedette sulla poltrona del dentista…"). La prestazione generativa di A.N.G. era peggiore in una frase che raccontasse un avvenimento usuale rispetto a una frase che raccontasse un avvenimento inusuale.

In alternativa, una spiegazione potrebbe essere offerta nel senso di una incapacità di compiere astrazioni. Ad esempio Fletcher et al. (1996) proposero che un’incapacità di usare "un legame astratto semantico" potrebbe sottostare ai processi deficitari nell’afasia dinamica. Secondo loro, in condizioni di prova concrete (ad es. denominare o descrivere un’azione concreta), queste persone possono utilizzare delle immagini mentali che "permettono di accedere alla forma della parola attraverso una procedura di denominazione relativamente automatica" (pag. 1593). In condizioni dove non si possono utilizzare immagini, deve essere utilizzato un legame astratto semantico. Comunque, questa posizione non può giustificare la prestazione di A.N.G. Per esempio, il test 12 consisteva nel produrre frasi da coppie di parole. Tutte queste coppie erano formate da parole immaginabili secondo i criteri di Fletcher et al.(1996). Non c’era differenza significativa di immaginabilità tra coppie di parole con alte e basse associazioni.

I pazienti con lesioni al lobo frontale sono stati frequentemente considerati per il loro fallimento nell’utilizzo di strategie adeguate (ad es. Shallice ed Evans, 1978; Milner et al. 1985). Proprio recentemente Burgess e Shallice(1996) hanno sostenuto che i pazienti con lesioni al lobo frontale mostrano una prestazione scarsa in un compito che richiede l’iniziativa o l’inibizione verbale, a causa di "un’incapacità di acquisire o realizzare una strategia appropriata"(pag. 271). Forse si potrebbe argomentare che la prestazione di A.N.G. era determinata dalla facilità con cui poteva generare strategie. Tuttavia, questa spiegazione non può facilmente spiegare la sua prestazione nel test di produzione di frasi (test 11). Perché dovrebbe essere più facile generare una strategia per completare la frase "L’uomo entrò nel cinema…" rispetto a"L’uomo entrò in casa…"? E’ difficile sostenere che generare una strategia come "considera cosa fanno le persone in questi contesti" sia più semplice per il contesto ‘cinema’ rispetto al contesto ‘casa’. L’aspetto critico qui non è la facilità nella produzione della strategia "considera cosa fanno le persone in questi contesti" ma è il numero di possibili risposte associate a questi contesti (ad es. ’cinema’-vedere un film; ‘casa’-cucinare, guardare la TV, andare a dormire etc.).

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