Una nuova spiegazione dell’afasia dinamica

Autore: Gail Robinson, James Blair e Lisa Cipolotti
Traduzione: Gioia Negri

Allora come si può spiegare la prestazione di A.N.G.? Il tratto caratteristico delle sue capacità generative, e il motivo della creazione di alcuni test utilizzati per lei, era la sua profonda difficoltà in compiti in cui il numero di risposte verbali possibili era relativamente illimitato. Qui si suggerisce che le possibili risposte verbali competono l’una contro l’altra attraverso un’inibizione reciproca. Più alto è il numero di risposte potenziali in competizione attivate da uno stimolo, più grande è l’ammontare di inibizione che una risposta riceverebbe dalle sue rivali. Mentre le singole risposte verbali vengono inibite dalle molteplici risposte in competizione, c’è meno probabilità che una diventi dominante. Tuttavia, un sistema esecutivo di controllo dovrebbe riuscire a risolvere il conflitto, permettendo ad una opzione di risposta di divenire dominante. Si suppone che A.N.G. avesse subìto una disconnessione nel suddetto sistema esecutivo di controllo.

L’ipotesi che la scelta tra opzioni di risposta in competizione sia controllata da un sistema esecutivo era stata prospettata per spiegare la prestazione al test di Stroop (Cohen e Servan-Schriber,1992; Cohen et al.,1996). Questo non è per sostenere, comunque, che lo stesso sistema esecutivo che media i risultati al test di Stroop sottostà anche alla prestazione adeguata nei test utilizzati con A.N.G. Si vuole solo suggerire che un sistema coinvolto nella selezione di risposte verbali in competizione potrebbe mostrare somiglianze architettoniche con un sistema dissociabile coinvolto nella discriminazione tra caratteristiche dello stimolo (come la parola o il colore dell’inchiostro nel test di Stroop).. Nel modello computazionale di Cohen et al.(1996), le risposte competono l’una contro l’altra per mezzo di connessioni laterali inibitorie. La parte esecutiva di questo modello coinvolge un modulo-contesto che contiene le unità che si possono attivare a seconda delle richieste del compito. In condizione di competizione tra risposte (ad es. dire il colore dell’inchiostro), il modulo-contesto risolve il conflitto "sostenendo il criterio dell’informazione rilevante per il compito, che può allora competere più efficacemente contro l’informazione irrilevante" (Cohen et al.,1996, pag.1517). Danni al modulo-contesto hanno effetti significativi sulla condizione conflittuale, cioè dire il colore della scritta, perché questa condizione si basa sulla selezione di una risposta. Comunque, danni al modulo-contesto condizionano in modo minore la lettura di parole, perché questa coinvolge una risposta ‘automatica’, ‘predominante’.

Nel caso quindi della produzione verbale, alcuni stimoli attivano singole unità, o un piccolo numero, di opzioni di risposta verbale. In queste condizioni, la risposta attivata sarà prevaricante, perché riceve un’inibizione minima dalle sue rivali. Quindi, un’ulteriore attivazione del modulo-contesto non è necessaria alla risoluzione del conflitto. Al contrario, quando certi stimoli verbali attivano più opzioni di risposta, non c’è l’attivazione automatica di una sola risposta. In questo caso, il modulo-contesto deve attivare in via preferenziale una delle possibili risposte verbali. Noi sosteniamo che A.N.G. aveva subìto un danno all’unità del modulo-contesto. Dunque, nelle condizioni in cui esistevano molte opzioni di risposta in competizione e una gran quantità di inibizione reciproca, ella permaneva in una condizione di conflitto e non riusciva a produrre una risposta verbale. Perciò, un difetto nelle unità del modulo-contesto condurrebbe ad un fallimento nei compiti di produzione dove gli stimoli sono associati a più risposte verbali potenziali.

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