5.Conclusioni

Autore: Alan Sunderlanda, Stella-Marie Slumanb
a Division of Stroke Medicine, University of Nottingham, Nottingham, UK
b Centre for Applied Psychology, University of Leicester, Leicester, UK
Traduzione: Doriano Pustina

Mentre le ultime considerazioni rimangono speculative, questa ricerca ha procurato informazioni in favore del deficit di rappresentazione come causa dell'AIM. Al contrario, le prestazioni normali che gli aprassici hanno in alcuni compiti motori, la natura degli errori e l'assenza di correlazione tra gravità dell'aprassia e velocità di esecuzione parlano tutte contro le teorie dell'AIM come disturbo della programmazione motoria. Ponendo il problema ad un livello più alto di rappresentazione che può influire le azioni ma non è direttamente responsabile per la loro generazione, noi spieghiamo immediatamente perché l'aprassia ha effetti cosi selettivi su alcuni aspetti dell'azione ma non in altri. Le ricerche future devono lasciare la visione tradizionale dell'AIM come un problema dell'azione disturbata ed entrare in un ottica cognitiva più ampia per studiare questo deficit rappresentazionale.

Ringraziamenti

Questa ricerca è stata appoggiata dalla Stroke Association. Ringraziamo Mark Bowers e Mark Ardron per l'aiuto nella raccolta dei dati e John Ashworth per la costruzione delle attrezzature dei test. Ringraziamo i critici anonimi per i loro commenti preziosi sulla versione pre-pubblicazione di questo articolo.

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