Differenti aspetti di atassia ottica in relazione al lato della lesione

Autore: M.-T. Perenin e A. Vighetto
Laboratorio Di Neuropsicologia sperimentale, INSERM unità 24, Bron, Francia
Traduzione: Mara Bonati

Come è stato già menzionato, l'atassia ottica venne inizialmente descritta come una deficienza del campo visivo come opposto della deficienza legata alle mani delle scimmie. Interessante è che tutti i precedenti studi riguardavano pazienti danneggiati dalla parte destra. Infatti, come dimostrato in alcuni dei precedenti casi e dallo studio presente, l'atassia ottica può anche essere in relazione con effetti delle mani. Inoltre, la distribuzione della disturbo in accordo con il campo o gli effetti sulle mani sembra dipendere dal lato della lesione. Così, come si è confermato in 3 dei nostri pazienti, un effetto di isolamento del campo visivo caratterizzerebbe l'atassia ottica risultante da lesioni alla parte destra. Campi associati e effetti sulle mani, come osservato in 6 dei nostri pazienti e in 4 studi precedenti ( Tzavaras et al., 1974; Tzavaras and Masure, 1976; Auerbach and Alexander, 1981; Ferro, 1984) sembrano caratterizzare l'atassia ottica risultante da lesioni alla parte sinistra. Le sole 2 eccezioni, su un totale di 22 osservazioni di atassia ottica con lesioni unilaterali ( includendo i casi precedentemente studiati e quelli presenti ), sono il nostro Caso 10 danneggiato alla parte sinistra che non mostrò alcun effetto sulle mani nelle condizioni di sperimentazione utilizzate, e un paziente danneggiato dalla parte destra studiato da Levine et al.(1978) che mostrò un effetto sulle mani, ma quasi esclusivamente solo quando veniva ostacolata la visione del proprio arto.

La differenza che appare in generale nella distribuzione del disturbo in relazione al lato della lesione suggerisce una asimmetria dell'organizzazione funzionale tra aree parietali destra e sinistra che contribuiscono ai movimenti diretti visualmente.Questo rappresenta un ulteriore esempio di una asimmetria funzionale ben documentata tra i 2 emisferi nell'uomo. In aggiunta, la prevalenza del campo o dell'effetto sulle mani, che dipende dal lato della lesione, potrebbe essere in relazione con le diverse specializzazioni di ciascun emisfero, ed in particolare i lobi parietali posteriori, per abilità visuospaziali e attenzioni spaziali sul lato destro e per funzioni motorie sul sinistro.

La dominanza dell'emisfero sinistro ed in particolare del lobo parietale posteriore nella programmazione motoria è conosciuta sin dal lavoro di Liepmann (1908) sulla aprassia e successivamnete confermata da numerosi studi ( e.g., Wyke, 1971; Kimura and Archibald, 1974; Heilman, 1979).

Nei nostri pazienti danneggiati nella parte sinistra, 4 su 7 mostrarono diversi gradi di disordine aprassico, gradi che variavano da forti aprassie ideomotorie e ideatorie bilaterali a lievi indebolimenti preaprassici come una goffaggine e una lentezza dei gesti. Questi disordini spesso predominavano nel braccio destro. Quando eseguivano dei movimenti dovuti alla visione, i pazienti danneggiati a sinistra, rispetto a quelli danneggiati a destra, mostravano indebolimenti distali addizionali nei loro arti non lesionati che erano molto più marcati nei casi associati ad aprassia.In tali casi l'aprassia e l'atassia ottica sembrano effetti cumulativi. L'aggiunta di una aprassia motoria sembra piuttosto frequente nei casi di atassia ottica risultante da lesioni parietali sinistre ( vedi Tzarvaras et al., 1974; Tzarvaras and Masure, 1976). Tuttavia, come visto nei nostri casi e in alcuni dei casi studiati in passato ( Auerbach e Alexander, 1981; Ferro et al., 1983; Ferro 1984; vedi il caso di Balint), essa non è costante. Così questi 2 sintomi sarebbero indipendenti, benchè probabilmente situati in substrati neurali molto vicini.

Differenti gradi di "ipocinesia degli arti" o di "negligenza motoria" ( riferendoci alle terminologie di Heilman et al.,1983 e Laplane e Degos, 1983, rispettivamente) furono osservati nella maggior parte dei nostri pazienti, intendendo tutti meno 1 danneggiato a sinistra e 1 a destra. Nel primo, l'intensità dell'ipocinesia non sembrò essere in relazione con l'aprassia associata, come nei 3 maggiori casi di ipocinesia ( 5,6,9 ), il Caso 9 non era aprassico. Nonostante l'ipocinesia degli arti possa essere ben osservata nei pazienti con lesioni ristrette alla corteccia parietale controlaterale posteriore, come nei Casi 1, 4 e 9, in accordo con le scoperte fatte sulla scimmia ( Faugier-Grimaud et al., 1978), essa sembra più forte quando parti della corteccia delle associazioni frontali sono anch'esse danneggiate come nei Casi 6 e 9.

In contrasto con l'alta incidenza di negligenza motoria, la negligenza spaziale fu osservata solo in 2 dei nostri casi. In questi 2 pazienti ( Casi 6, 8 ), erano presenti solo pochi segni di negligenza emispaziale destra. Dati provenienti dalla letteratura suggeriscono anche che l'atassia ottica e la negligenza emispaziale non ricorrono spesso insieme. La separazione di questi 2 generi di disturbo nell'orientazione spaziale è rinforzata da scoperte anatomiche che mostrano differenti locazioni di lesioni per ognuno dei generi all'interno della corteccia parietale posteriore (vedi sotto). Questi risultati indicano una doppia separazione del funzionamento, coordinazione occhi-mani e attenzione spaziale poiché derivano da entità neuronali almeno parzialmente distinte.

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