Introduzione

Autore: Ennio De Renzi e Giuseppe di Pellegrino
Dipartimento di Neurologia, Università di Modena
Traduzione: Rossana Tadioli

Sin dalle prime descrizioni dei disordini di riconoscimento visivi, era stato riconosciuto che questi possono essere prevalenti o anche limitati ad una specifica classe di stimoli, lasciando gli altri domini visuo-percettivi non compromessi. Ad esempio, Alessia e Prosopagnosia sono raramente associate ed entrambe sono state riportate in assenza di Agnosia per gli oggetti. Per rendere conto di questi risultati era stato ipotizzato che strutture discrete del cervello e meccanismi sono specializzati per il processamento di particolari tipologie di stimoli. Tuttavia, non è chiaro se la specificità riguarda la percezione o le conoscenze immagazzinate. Farah (1990) sosteneva la prima visione, argomentando che non solo l'agnosia appercettiva ma anche l'agnosia associativa è contingente ad alterati processi percettivi, che colpirebbero "la rappresentazione percettiva di alto livello (relativamente tardi, astratta) della forma". L'autrice sosteneva che il processamento di stimoli visivi è principalmente mediato, dipendendo dalla loro natura, da due abilità percettive discrete, che coinvolgono o l'analisi delle parti costitutive o la loro percezione come un tutto. Parole e volti sono esempi di stimoli che sono sottoposti a differenti modalità di processamento. La codifica delle parole richiede che siano suddivise nelle lettere che le compongono, mentre i volti sono codificate come delle forme globali. Entrambi i meccanismi possono essere danneggiati indipendentemente e Alessia e Prosopagnosia possono quindi essere presenti indipendentemente l'una dall'altra. Secondo il punto di vista di Farah, gli oggetti non sono rappresentati in una sola modalità di codifica, ma condividono entrambe le modalità, permettendo un certo grado di compensazione, quando solo una delle due è danneggiata. L'Agnosia per gli oggetti sarà di conseguenza il risultato o di una grave compromissione di una sola modalità di codifica (in questi casi sarà associata con Alessia o Prosopagnosia) o del danneggiamento di entrambe le modalità (in questi casi saranno presenti tutti e tre i sintomi agnosici). Il supporto clinico a questa teoria venne trovato in una revisione della letteratura, che mostrava uno spettro di pattern di associazione e dissociazione tra le tre forme di deficit di riconoscimento. Vi erano tuttavia due eccezioni degne di nota: l'Agnosia per gli oggetti non si presentava mai isolata e Alessia e Prosopagnosia non erano mai associate in assenza di agnosia per gli oggetti. Questi sono i risultati previsti dal modello delle due capacità di rappresentazione e Farah affermava esplicitamente che tale modello sarebbe stato falsificato dalla descrizione di un caso di Agnosia per gli oggetti in assenza di Alessia o Prosopagnosia o da un caso di Alessia e Prosopagnosia in assenza di Agnosia per gli oggetti.

Un caso che mostrava la prima dissociazione venne pubblicato da Ruminati, Humphreys Riddoch e altri (1994) e una breve descrizione di una paziente con il secondo tipo di dissociazione venne presentata da Buxbaum, Closet e Coslett (1996) a Tennet VII. La paziente qui descritta mostrava Alessia e Prosopagnosia, ma nessun deficit di riconoscimento di oggetti. Le venne somministrata un'ampia gamma di test, che hanno fornito un mezzo per localizzare il danno funzionale sottostante la compromissione del riconoscimento di volti al livello di una difettosa attivazione del magazzino di rappresentazioni di volti.

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