Riconoscimento di Oggetti

Pubblicato da Ennio De Renzi e Giuseppe di Pellegrino
Dipartimento di Neurologia, Università di Modena
il 23 agosto 2017

Anna non lamentò mai difficoltà nel riconoscimento di oggetti nella vita quotidiana. La sua prestazione venne valutata con una batteria di test di difficoltà crescente. La denominazione venne testata presentando la seguente serie di stimoli: (1) Trenta fotografie a colori di oggetti (De Renzi, Zambolin e Crisi, 1987). Ad ogni nome corretto veniva assegnato un punteggio di 2, se prodotto entro 10 secondi, e di 1, se prodotto in un intervallo fra 11 e 30 secondi. (2) L'intera serie di 85 disegni della vesione originale del Boston naming test. (3) 97 figure di Snodgrass presentate nel centro dello schermo del computer per 250 msec e 85 figure della stessa serie presentate per 50 msec. (4) Un compito di decisione uguale-diverso su 40 coppie di fotografie, la metà delle quali rappresentavano punti di vista convenzionali e non convenzionali dello stesso oggetto e metà di oggetti diversi (Roversi, 1992). (5) Identificazione di disegni di un test delle figure sovrapposte (Della Sala, Laiacona, Trivelli e altri, 1995). Vi erano 9 cartoncini con da 3 a 5 disegni di oggetti sovrapposti appartenenti alla stessa categoria semantica in alto e 10 ulteriori disegni (quelli bersaglio più i distrattori) in basso. (6) Identificazione di figure incomplete dello Street complention test.

Come mostrato dalla Tabella 2 Anna rispose correttamente a tutti i test.

TABELLA II Punteggi della paziente ai Test di Riconoscimento di Oggetti
Fotografie di oggetti 60/60
Boston naming test 83/85
Figure di Snodgrass, 250 msec 94/97
Figure di Snodgrass, 50 msec 72/85
Categorizzazione percettiva 39/40
Figure sovrapposte 44/44
Street completion test 9/14
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