Riconoscimento di volti

Autore: Ennio De Renzi e Giuseppe di Pellegrino
Dipartimento di Neurologia, Università di Modena
Traduzione: Rossana Tadioli

La Prosopagnosia venne studiata seguendo il modello di riconoscimento di volti Bruce e Young (1986).

Livello percettivo

Il livello percettivo venne valutato mediante l'uso di due test, la forma abbreviata del Benton's Face Matching Test (test di abbinamento di volti di Benton) (Benton e Van Allen, 1968) e un Test di Discriminazione di Età (De Renzi, Bonacini e Faglioni, 1989). Il punteggio della paziente era all'interno del range di normalità in entrambi i test. Un' ulteriore evidenza della sua abilità presevata di processare i volti venne dalla sua prestazione ad un test che valutava il riconoscimento di espressioni facciali di emozioni. Ventiquattro volti (12 uomini e 12 donne), che rappresentavano 6 emozioni (felicità, sorpresa, paura, disgusto, rabbia, tristezza) vennero selezionate dalla serie di Ekman e Friesen (1976) e presentate una sola per volta. La paziente doveva scegliere, fra le 6 etichette di emozioni poste di fronte a lei, la sola indicante l'espressione emozionale rappresentata dalla fotografia. Fece abbinamenti corretti per 20 items su 24. (Tabella VI).

TABELLA VI Punteggi della Paziente ai Tests per i Volti
Giugno 1994
Giugno 1995
Benton test
21/27
Discriminazione di età*
10/96
Classificazione emozionale
.
20/24
Memoria di volti ricorrenti
44/48
Memoria di forme casuali ricorrenti
20/24
Memoria di voti ricorrenti di Farah
10/24
Memoria di oggetti ricorrenti di Farah
23/24
Scelta di familiarità
18/36
15/36
Abbinamento visuo-verbale
30/32
30/32
Denominazione visiva
32/60
14/30
Denominazione su definizione verbale
53/52
Confronto immaginativo
19/24

Legenda: * nel Test di discriminazione di età il punteggio si riferisce al numero di errori.

Livello Mestico

Volti ignoti

L'abilità di apprendere facce non conosciute venne valutata con due test di riconoscimento di volti ricorrenti, uno che presentava le stesse facce nelle fasi di test e in quelle di studio e un altro nel quale i volti nelle fasi di test erano differenti punti di vista di quelli presentati nella fase di studio.

Nel primo test, 8 fotografie di volti maschili sconosciuti vennero presentate al ritmo di una ogni 3 secondi, in modo tale che la paziente li riconoscesse quando, immediatamente dopo, venivano nuovamente presentati mescolati a 12 nuovi volti. La procedura venne ripetuta tre volte, utilizzando gli stessi bersagli, ma cambiando i distrattori. In una seconda versione del test, vennero utilizzati volti femminili. Il punteggio era dato dal numero di risposte corrette meno il numero di falsi positivi (massimo punteggio totale: 48). La stessa procedura venne seguita in un test di riconoscimento di figure casuali ricorrenti, nel quale gli stimoli erano delle figure casuali anziché volti (punteggio massimo: 24). Come mostrato nella Tabella VI, la paziente fece pochissimi errori ad entrambi i test e non vi era discrepanza fra il suo riconoscimento di volti ricorrenti e quello di figure casuali ricorrenti.

Il secondo test, che grosso modo corrispondeva a quello descritto da Farah, Levinson e Klein (1995), produsse un differente pattern di risultati. Constava in due parti, che presentavano rispettivamente 6 volti femminili e 6 maschili. Nelle fasi di test, gli stessi volti erano presentati in una visione tre-quarti, pseudocasualmente mescolati con 6 "nuovi" volti presentati in una visione tre-quarti. La paziente doveva riconoscere i volti "vecchi". Le due parti del test comprendevano un totale di 24 stimoli, mentre Farah e altri (1995) usarono 16 volti, che vennero presentati in una sola fase di test e di studio. Gli items che noi abbiamo aggiunto a quelli di Farah e altri erano fotografie con gli stessi vincoli (assenza di occhiali, acconciature, tratti distintivi) imposti nel test originale. Somministrammo inoltre la versione di questo test relativa agli oggetti, costruita da Farah e altri (1995), per confrontare il riconoscimento di volti con il riconoscimento di esemplari tratti da una categoria omogenea di oggetti. Questo test richiedeva la discriminazione fra "vecchi" e "nuovi" occhiali, che erano presentati in una visione frontale nella fase di studio e in una visione tre-quarti nella fase di test.

In accordo con i risultati di Farah e altri (1995), si notava una forte discrepanza fra la prestazione della paziente al test con i volti e a quello con gli oggetti. La prima era gravemente compromessa, mentre il secondo test era svolto quasi impeccabilmente. (Tabella VI).

Volti noti

Il modello di Bruce e Young (1986) di riconoscimento di volti noti prevede due livelli mnestici, unità di riconoscimento e nodi di identità. Il primo immagazzina le rappresentazioni delle facce conosciute e quando vi accede un output percettivo appropriato si sviluppa una sensazione di familiarità. L'attivazione delle unità di riconoscimento, in seguito, attiva i nodi di identità, un settore del magazzino semantico, che contiene le conoscenze relative alle persone conosciute.

L'integrità delle unità di riconoscimento venne testata presentando alla paziente una serie di quattro volti dello stesso sesso ed età e chiedendole di indicare il solo volto che rappresentava una persona famosa. Non erano richieste ulteriori informazioni. Il test (De Renzi, Faglioni, Grossi e altri, 1991) è costituito da 36 items e sono disponibili dati normativi ottenuti dalla sua somministrazione a 100 soggetti di controllo. Si dimostrò essere molto difficile per Anna, la quale in due prove, separate da 12 mesi, fallì nella scelta del volto corretto in più della metà degli stimoli. (Tabella VI).

Nonostante questa prestazione scarsa, c'è evidenza che i nodi di identità vennero attivati correttamente, dal momento che la paziente ebbe una prestazione quasi senza errori ad un test di abbinamento visuo-verbale di 32 items. (De Renzi e altri, 1991), nel quale doveva selezionare il volto, nominato dall'esaminatore, fra quattro volti famosi appartenenti alla stessa categoria (ad esempio, quattro presidenti americani). Tuttavia, le sue scelte corrette venivano fatte con un lungo ritardo, necessario per ispezionare con attenzione le quattro facce. Un anno dopo, il test venne ripetuto con gli stessi esiti. (Tabella VI). Questa volta le venne richiesto di valutare la sua decisione su una scala che andava da 1 (molto incerta) a 5 (completamente sicura). Il suo punteggio medio relativo ai 30 corretti riconoscimenti su 32 era di 3.17, indicando una moderata fiducia nei suoi giudizi. Data la sua prestazione accurata in questo test, si sarebbe aspettata di avere un buon punteggio alla denominazione di volti di personaggi famosi, che è un compito che si basa anche sul funzionamento dei nodi di identità. Non è stato così. Anna diede solo il 52% di risposte corrette nella denominazione di 55 volti famosi su presentazione visiva (Tabella VI), mentre fece un solo errore nella denominazione su definizione verbale.

Immaginazione di volti

L'abilità della paziente di recuperare immagini mentali di volti famosi venne studiata con un test, creato da De Haan, Young e Newcombe (1991), nel quale le venivano dati tre nomi di volti famosi e la paziente doveva stabilire quei due che avevano una somiglianza nella fisionomia. La tripletta era stata costruita in modo da avere due volti che mostravano una qualche somiglianza e uno che era completamente differente dagli altri. La consegna era la seguente: "Deve cercare di ricordare i volti delle persone che io le nominerò. Due di questi hanno una certa somiglianza l'uno con l'altro, mentre il volto della terza persona è abbastanza differente. Mi dica quale volto non ha nulla in comune con gli altri due. Ad esempio, tra Gorbaciov, Regan e Woytila, qual è il volto che rimane escluso?". Vennero presentate 24 triplette di nomi. La paziente ebbe un punteggio di 19/24 (Tabella VI) e fece la sua scelta con abbastanza sicurezza. Cinque soggetti di controllo, abbinati per età e livello di istruzione, ebbero un punteggio di 18.6 (range 16-23).

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