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	<title>Neuropsy</title>
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	<link>http://www.neuropsy.it/blog</link>
	<description>Neuropsicologia, Psicoterapia e Scienze Socio-Cognitive</description>
	<lastBuildDate>Mon, 22 Mar 2010 20:49:32 +0000</lastBuildDate>
	
	<language>en</language>
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		<title>Accettazione e impegno</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 20:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Bussolon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazione e mindfulness]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa succede ad una persona che non sa nuotare, se un amico crudele la butta nell&#8217;acqua profonda? Probabilmente inizierà a sbracciarsi affannosamente, nel tentativo istintivo di non affogare.  Il problema è che quei movimenti non solo sono inutili, non solo lo stancheranno in fretta per nulla, ma saranno controproducenti: se l&#8217;acqua non è mossa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa succede ad una persona che non sa nuotare, se un amico crudele la butta nell&#8217;acqua profonda? Probabilmente inizierà a sbracciarsi affannosamente, nel tentativo istintivo di non affogare.  Il problema è che quei movimenti non solo sono inutili, non solo lo stancheranno in fretta per nulla, ma saranno controproducenti: se l&#8217;acqua non è mossa, in fondo basta stare fermi, muovendo appena le gambe e le mani, per galleggiare.</p>
<p>Il problema è che chi non sa nuotare, istintivamente si sbraccia, spreca un sacco di energie per fare qualcosa che lo danneggia. Potrà sembrare strano, ma qualcosa di simile succede spesso anche a livello psicologico. Quando siamo in difficoltà, quando abbiamo un problema, non è raro che ci capiti di reagire in modo non dissimile da quello del malcapitato finito in acqua.</p>
<p>Anche a livello psicologico, dunque, la prima cosa da fare è spesso quella di smettere di sbracciarsi. <strong>Fermarsi</strong>. Il primo passo, spesso, è smettere di fare cose controproducenti.</p>
<p>Per fare questo, però, è necessario un passaggio psicologico importante, che implica l&#8217;accettazione del problema. Quando si parla di accettazione, in psicoterapia, le reazioni sono spesso fra il sorpreso ed il contrariato. Si pensa che accettare significhi rassegnarsi a non cambiare. Non è così: accettare significa <strong>smettere di peggiorare la situazione</strong>, studiare la cartina e concentrare le proprie energie nell&#8217;intraprendere un percorso che ci faccia stare meglio.</p>
<h1>Acceptance &amp; Commitment Therapy (ACT)</h1>
<div id="_mcePaste">L&#8217;Acceptance and Commitment Therapy (ACT &#8211; terapia basata sull&#8217;accettazione e sull&#8217;impegno) è un approccio terapeutico che si basa proprio su questo principio: prima accettare i problemi, poi impegnarsi per risolverli.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;ACT nasce all&#8217;interno di un quadro teorico che si basa sulla psicoterapia comportamentale e su di una teoria (Relational Frame Theory) che integra i fondamenti teorici del comportamentismo con quelle del cognitivismo. Ma soprattutto, la ACT integra &#8211; a livello sia teorico che pragmatico &#8211; le strategie di accettazione e <strong>mindfulness</strong> con quelle classiche di <strong>cambiamento comportamentale</strong>.</div>
<div id="_mcePaste">Questo approccio enfatizza aspetti come l&#8217;<strong>attenzione al momento presente</strong>, all&#8217;accettazione, all&#8217;<strong>impegno</strong> (commitment), all&#8217;utilizzo delle <strong>risorse situazionali</strong>, ed è orientato al cambiamento dei comportamenti disfunzionali e al consolidamento di quelli utili a perseguire i bisogni, gli scopi ed i valori del paziente.</div>
<div id="_mcePaste">Il fine generale dell&#8217;ACT è di aumentare la <strong>flessibilità psicologica</strong>, l&#8217;abilità di entrare in contatto con il momento presente, in maniera piena, come essere umano consapevole, di persistere o di cambiare il comportamento quando questo può servire a dei fini di valore. La flessibilità psicologica si ottiene attraverso sei processi di base dell&#8217;ACT. Ognuna di queste aree è concettualizzata in termini di competenza psicologica positiva, e dunque non semplicemente in termini di cura da una psicopatologia.</div>
<h2><strong>Accettazione</strong></h2>
<p>L&#8217;accettazione viene proposta come alternativa all&#8217;evitamento esperienziale. L&#8217;accettazione implica l&#8217;<strong>accoglimento consapevole</strong> degli eventi che occorrono nella propria storia personale, evitando quei tentativi superflui di modificarne la frequenza, la forma, soprattutto quando il tentativo di modificarli causa sofferenza psicologica. Ai pazienti ansiosi, ad esempio, si dice di provare l&#8217;ansietà come un&#8217;emozione, pienamente e senza difese; i pazienti che soffrono di dolori sono incoraggiati a non lottare contro il dolore, e così via. L&#8217;accettazione e la defusione nell&#8217;ACT non sono fini a se stessi. Piuttosto, l&#8217;accettazione è vista come un modo per innescare azioni basate su valori.</p>
<h2>Disinnesco cognitivo (cognitive defusion)</h2>
<p>Le tecniche di defusion cognitiva tentano di alterare gli effetti indesiderabili dei pensieri e di altri eventi personali, piuttosto che tentare di alterarne la forma, la frequenza o la sensitività situazionale. Detta in altro modo, ACT tenta di cambiare il modo in cui una persona interagisce con o si relaziona con i pensieri, creando contesti in cui le proprie azioni inefficaci vengono diminuite. Vi sono tecniche di questo tipo sviluppate per una ampia varietà di situazioni cliniche. Ad esempio, un pensiero negativo può essere guardato <strong>spassionatamente</strong>, ripetuto a voce altra finché diventa soltanto un suono, trattato come un evento esterno a cui si può conferire una forma, un colore, una dimensione, una velocità. Una persona può ringraziare la mente per questo pensiero interessante, etichettare il processo di pensiero (&#8216;<strong>sto avendo il pensiero che</strong> non vado bene&#8217;), esaminare la storia di pensieri, emozioni e ricordi che hanno luogo quando insorge quel pensiero. Queste procedure tentano di ridurre la qualità letterale del pensiero, diminuendo la tendenza a trattare il pensiero in base al contenuto (&#8216;io non vado bene&#8217;) ma piuttosto all&#8217;esperienza del pensiero (&#8220;io sto pensando che &#8216;io non vado bene&#8217;&#8221;). Il risultato della defusion è una diminuzione dell&#8217;attaccamento e alla <strong>credibilità</strong> del pensiero, e non ad una immediata diminuzione della sua frequenza.</p>
<h2>Essere presente</h2>
<p>ACT promuove un contatto con gli eventi psicologici ed ambientali attraverso una <strong>sospensione di giudizio</strong>. Il fine è quello di esperire il mondo (interno o esterno) in maniera diretta, <strong>immediata</strong>, in modo da rendere più flessibile il proprio comportamento e, di conseguenza, permettere alle proprie azioni di diventare più coerenti con i nostri valori. Questo si ottiene in quanto l&#8217;<em>essere presente</em> permette di esercitare un maggiore controllo sul comportamento. usando il linguaggio come uno strumento per annotare e descrivere eventi, non per giudicare o per fare previsioni. Un senso del se definito <em>sé come processo</em> è attivamente incoraggiato: la descrizione disinnescata, non giudicante di pensieri, emozioni ed eventi personali.</p>
<h2>Il sé osservante e il sé come contesto</h2>
<p>Il sé osservante è la parte di ognuno di noi responsabile della propria consapevolezza e attenzione. È un concetto che non coincide con quello di mente, in quanto, secondo l&#8217;ACT, la mente può essere distinta fra <em>sé pensante</em> e <em>sé osservante</em>. Il sé osservante rende possibile la consapevolezza di ciò che una persona pensa o sente o sta facendo in ogni momento. Il sé osservante è fondamentale per sviluppare la mindfulness.</p>
<p>Secondo l&#8217;ACT, lo psicoterapeuta fa leva proprio sul sé osservante.</p>
<div>
<h3>Sé come contesto</h3>
<p>Uno dei concetti più importanti (ma anche più complessi) dell&#8217;ACT è quello di <em>sé come contesto</em>. Il sé osservante può evolvere per divenire un punto di osservazione dei processi di pensiero, delle emozioni, dei comportamenti. In questa prospettiva, il sé viene visto nel contesto ambientale e sociale, e smette di identificarsi con i contenuti di pensiero: Il sé non è più identificato con i contenuti di pensiero (sé come contenuto) ma viene visto all&#8217;interno del contesto. Il sé come contesto è la evoluzione della defusione cognitiva e la premessa per la mindfulness.</p>
</div>
<h2>Identificazione dei valori</h2>
<p>Uno degli obiettivi di ACT è di aiutare le persone ad identificare delle direzioni nella propria vita in vari domini (famiglia, carriera, spiritualità), cercando di rimuovere alcuni ostacoli che ci portano a seguire dei valori che sono non nostri, basati su condizionamenti quali l&#8217;<strong>evitamento</strong>, la compliance sociale, o la fusione. L&#8217;accettazione, il disinnesco, l&#8217;essere presente sono passi finalizzati anche a permettere di ridefinire i propri valori, e permettere dunque di vivere una esistenza più vitale e consistente con i nostri valori.</p>
<h2>Azione impegnata (committed)</h2>
<p>Infine, l&#8217;approccio ACT incoraggia lo sviluppo di un insieme di modelli di azioni più ampio, coerente con i valori espressi. A questo proposito, ACT si richiama ampiamente alla psicoterapia comportamentista, e qualsiasi metodo coerente di cambiamento del comportamento può essere proficuamente usato nel protocollo ACT, incluse le tecniche di <strong>esposizione</strong>, acquisizione di <strong>competenze</strong>, metodi di <strong>modellamento</strong>, identificazione degli obiettivi e così via.</p>
<p>Diversamente dai valori, che sono istanziati ma non sono ottenuti in quanto oggetti, gli obiettivi concreti consistenti con i valori possono essere realizzati, e i protocolli ACT coinvolgono il lavoro terapeutico e i compiti a casa legati a obiettivi di cambiamento comportamentale di breve, medio e lungo termine. Gli sforzi per il cambiamento del comportamento permettono di entrare in contatto con le proprie barriere psicologiche, che verranno di nuovo affrontate attraverso i processi di accettazione, disinnesco e così via.</p>
<h2>Flessibilità psicologica</h2>
<p>Preso nel suo insieme, ognuno di questi processi supporta gli altri ed ognuno è finalizzato alla flessibilità psicologica: il processo finalizzato ad essere in pieno contatto con il momento presente, in qualità di essere umano cosciente.</p>
<p>I 6 processi possono essere raggruppati in due parti:</p>
<ul>
<li>la mindfulness e i processi di accettazione coinvolgono l&#8217;accettazione, la defusion, il contatto con il momento presente, il se come contesto. Questi quattro processi offrono una definizione comportamentale di mindfulness.</li>
<li>I processi di commitment e cambiamento comportamentale coinvolgono il contatto con il presente, il se come contesto, la definizione dei valori, l&#8217;azione impegnata.</li>
</ul>
<p>Il contatto con il mondo presente e il &#8217;sé come contesto&#8217; hanno luogo in entrambi i gruppi, in quanto ogni attività psicologica di esseri umani consci implica l&#8217;ora in quanto conosciuto.</p>
<h2>Riferimenti</h2>
<ul>
<li>Hayes, S.C., Strosahl, K.D., and Wilson, K.G.: Acceptance and commitment therapy: An experiential approach to behavior change, The Guilford Press, 2003</li>
<li><a href="http://www.contextualpsychology.org/">Association for Contextual Behavioral Science</a></li>
</ul>
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		<title>L&#8217;intelligenza delle curve</title>
		<link>http://www.neuropsy.it/blog/2010/03/19/lintelligenza-delle-curve/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 13:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Bussolon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scopi e motivazioni]]></category>
		<category><![CDATA[elasticità]]></category>
		<category><![CDATA[motivazioni]]></category>
		<category><![CDATA[problemsolving]]></category>
		<category><![CDATA[scopi]]></category>

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		<description><![CDATA[La rubrica online dedicata ai libri dell&#8217;Indipendent ha pubblicato, nei giorni scorsi, la recensione al libro Obliquity: Why our goals are best achieved indirectly di John Kay. La tesi del libro (o almeno della recensione) è che la linea retta spesso non è la via migliore per raggiungere un obiettivo.
L&#8217;articolo inizia con un esempio tutt&#8217;altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">La rubrica online dedicata ai libri dell&#8217;Indipendent ha pubblicato, nei giorni scorsi, <a href="http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/books/features/think-oblique-how-our-goals-are-best-reached-indirectly-1922948.html">la recensione al libro </a><em><a href="http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/books/features/think-oblique-how-our-goals-are-best-reached-indirectly-1922948.html">Obliquity: Why our goals are best achieved indirectly</a></em> di John Kay. La tesi del libro (o almeno della recensione) è che la linea retta spesso non è la via migliore per raggiungere un obiettivo.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;articolo inizia con un esempio tutt&#8217;altro che metaforico: il percorso dello stretto di Panama. Panama è, com&#8217;è noto, il punto del centro America dove i due oceani sono più vicini, e dunque il luogo ideale dove scavare un canale per permettere alle navi di transitare da un oceano all&#8217;altro. La via più breve fra due punti, com&#8217;è noto, è la linea retta. Il percorso del canale, però, non è in linea retta, ma segue il percorso orograficamente migliore. In fase di realizzazione, questa scelta ha significato scavare un canale più lungo. Il vantaggio di seguire il percorso più agevole era però tale da compensare l&#8217;allungamento del tratto.</div>
<div id="_mcePaste">Quello dello stretto di Panama è un esempio di <strong>problem-solving</strong>. I naviganti avevano un bisogno: passare da un oceano all&#8217;altro senza circumnavigare l&#8217;America del sud. Qualcuno, allora, si è prefisso uno scopo: creare il canale di Panama. Lo scopo ha un senso, perché permette di soddisfare il bisogno.</div>
<h2>Bisogni, scopi, motivazioni</h2>
<div id="_mcePaste">Lo scopo, da solo, non basta. Bisogna essere motivati a realizzarlo. E, per essere motivati, si deve essere ragionevolmente convinti di avere le risorse per farlo. E di avere un progetto, anche di massima, ovvero avere la ragionevole convinzione che seguendo una serie di passi si raggiunge l&#8217;obiettivo.</div>
<div id="_mcePaste">Dunque, ci vuole uno scopo, capace di soddisfare un bisogno, ci vogliono le risorse e la capacità di farlo.</div>
<div id="_mcePaste">In un&#8217;impresa ingegneristica, è opportuno pianificare tutto quel che può essere pianificato prima di iniziare. Spesso, però, questo non è possibile, per una serie di motivi. Due, principalmente:</div>
<div id="_mcePaste">
<ul>
<li>non è detto che il percorso sia noto a priori. Anzi, generalmente non lo è: spesso durante il processo emergono ostacoli che, prima di iniziare, non potevano essere previsti, oppure non potevano essere correttamente valutati. Ma, aspetto non meno importante, durante il processo possono emergere opportunità che non erano state previste. Certo, prima di iniziare bisogna stimare i rischi, ma se questi sono ragionevoli bisogna partire, e non aspettare che tutto diventi chiaro prima di muovere il primo passo.</li>
<li>La seconda ragione è forse meno ovvia, ma non meno importante. Spesso anche l&#8217;obiettivo, all&#8217;inizio, non è chiaro: bisogna partire, e definirlo e ridefinirlo durante il percorso. Questo aspetto è critico, e spesso può minare la motivazione. Se non so chiaramente qual&#8217;è l&#8217;obiettivo che parto a fare? Non so dove andare, e non so nemmeno se, una volta arrivato, avrò raggiunto i miei scopi e soddisfatto i miei bisogni.</li>
</ul>
</div>
<div id="_mcePaste">In circostanze come queste (obiettivo non chiaramente definibile), che sono in realtà piuttosto frequenti, è necessario rendere flessibile la pianificazione, e lavorare sulla motivazione.</div>
<h2>Focalizzarsi sul processo</h2>
<div id="_mcePaste">Il consiglio che emerge dall&#8217;articolo dell&#8217;Indipendent è quello di focalizzarsi più sul processo che sul risultato. L&#8217;articolo cita Reinhold Messner, e la sua scalata all&#8217;Everest. Lo scalatore, dice l&#8217;articolo, durante la sua impresa si concentrava non sull&#8217;obiettivo (la cima) ma sul processo. E, durante il processo, assumeva un atteggiamento molto simile a quello della <strong><a href="http://www.amazon.com/Wherever-You-There-Are-Mindfulness/dp/1562827693">mindfulness</a></strong>: rimanere nell&#8217;attimo presente, concentrato esclusivamente su quello che stava succedendo in quel preciso momento, su quello che doveva fare nei secondi successivi. Una concentrazione che porta ad una <strong>riduzione delle emozioni negative</strong>.</div>
<div id="_mcePaste">Focalizzarsi sul processo più che sull&#8217;obiettivo è importante sia per aumentare l&#8217;efficienza del processo stesso, sia per preservare la motivazione.</div>
<div id="_mcePaste">Per quanto riguarda l&#8217;efficienza, focalizzarsi sul processo permette una maggior <strong>elasticità</strong>, necessaria per affrontare gli imprevisti: aggirare gli ostacoli ed approfittare delle opportunità.</div>
<div id="_mcePaste">Ma la focalizzazione sul processo aiuta soprattutto a non disperdere la motivazione. Quando intraprendiamo un&#8217;impresa, ci viene spontaneo prendere esempio da altri, da qualcuno che ce l&#8217;ha fatta. Se ci focalizziamo solo sul risultato, avremo la tendenza a pensare che il loro processo sia stato lineare. In realtà, generalmente non è così: anche chi ce l&#8217;ha fatta ha dovuto affrontare difficoltà, subire degli arresti e dei fallimenti. Anche il loro percorso, spesso, è stato tortuoso. Ricordarsi dei fallimenti e delle difficoltà di chi ce l&#8217;ha fatta ci aiuta ad affrontare meglio le nostre difficoltà e le nostre battute d&#8217;arresto.</div>
<h2>Rinforzi e gratificazioni</h2>
<div id="_mcePaste">Infine, non va dimenticato che la motivazione viene alimentata dalle gratificazioni. Se ci si focalizza soltanto sul risultato finale, ci sentiremo gratificati solo quando (e se) arriveremo alla fine. Nel frattempo, però, la benzina motivazionale rischia di andare in riserva. Se, al contrario, ci focalizziamo sul processo, ogni passo sarà un piccolo successo. Ogni volta che superiamo un passaggio difficile, possiamo decidere di festeggiare o di concederci un piccolo <strong>premio</strong>. Sembrano stupidaggini new age, ma in realtà il nostro cervello funziona proprio così: ha bisogno di rinforzi, il successo è un rinforzo, e a decidere che cos&#8217;è un successo siamo noi. Se consideriamo come risultato utile solo il risultato finale, il rinforzo arriverà solo alla fine. Se consideriamo un successo il superamento di ogni passaggio impegnativo, le gratificazioni, seppur più piccole, saranno più frequenti. Sarà come far benzina durante il percorso: possiamo partire più leggeri, e ridurre il rischio di rimanere per strada senza benzina: stanchi, demotivati e convinti che non arriveremo mai alla meta.</div>
<h2>Conclusioni</h2>
<div id="_mcePaste">Per riassumere, l&#8217;atteggiamento &#8216;obliquo&#8217; proposto da John Kay e dalla recensione sull&#8217;Indipendent è un invito all&#8217;elasticità di pensiero e alla capacità di focalizzarsi sul processo, di adattarsi alle circostanze, di accettare che il percorso possa non essere lineare e che l&#8217;obiettivo possa essere sfumato. Spesso, sostiene l&#8217;articolo, le aziende che fanno più profitti non sono quelle che si focalizzano esclusivamente sul profitto, ma quelle che si impegnano per fare bene il loro lavoro, e dunque &#8211; magari implicitamente &#8211; si focalizzano sul processo.</div>
<h3>Beckham, Maradona e il percorso ottimale</h3>
<div id="_mcePaste">Nell&#8217;articolo dell&#8217;Indipendent viene citato un goal, realizzato da Beckham in nazionale, contro la Grecia. Lo so, sono dispettoso, ma non ho resistito all&#8217;idea di concludere con un altro goal, che gli inglesi hanno subito. È il famoso &#8220;goal del secolo&#8221; di Maradona contro l&#8217;Inghilterra: Diego riceve la palla a centro campo, semina tutti, entra in area e segna. In questo caso il percorso non è lineare ma quasi: con le sue finte e controtempi Maradona riesce a sbilanciare, spiazzare e saltare gli avversari: lui fa in modo che siano gli ostacoli a spostarsi, nel tentativo di fermarlo. Ma lui è Maradona; a noi comuni mortali non resta che cercare di arrivare comunque al traguardo, anche a costo di qualche curva in più.</div>
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		<title>Che cos&#8217;è l&#8217;amore?</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Bussolon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[Che cos&#8217;è l&#8217;amore? Alla domanda hanno tentato di rispondere, negli ultimi tremila anni, filosofi, poeti, drammaturghi. La domanda ha probabilmente arrovellato la testa di donne e uomini che si sono trovati a gestire questi sentimenti.
Una possibile risposta ce la danno Fisher e colleghi (2002), i quali sostengono che quello che consideriamo amore è in realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Che cos&#8217;è l&#8217;amore? Alla domanda hanno tentato di rispondere, negli ultimi tremila anni, filosofi, poeti, drammaturghi. La domanda ha probabilmente arrovellato la testa di donne e uomini che si sono trovati a gestire questi sentimenti.</div>
<div>Una possibile risposta ce la danno Fisher e colleghi (2002), i quali sostengono che quello che consideriamo amore è in realtà il frutto di tre sistemi motivazionali diversi: <strong>impulso sessuale</strong> (lust), <strong>attrazione romantica</strong>, <strong>attaccamento di coppia</strong>.</div>
<div id="_mcePaste">Il primo sistema è quello dell&#8217;impulso sessuale, ed è caratterizzato dalla ricerca di gratificazione sessuale, ed è associato agli ormoni <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Estrogeno">estrogeni</a></strong> ed <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Androgeni">androgeni</a></strong>.</div>
<div id="_mcePaste">Il sistema di attrazione romantica è caratterizzato da un aumento dell&#8217;energia psicologica, una focalizzazione dell&#8217;attenzione sulla persona amata. Questa situazione è generalmente caratterizzata da stati emotivi di euforia, pensiero intrusivo, ricerca di unione emozionale con quella persona. Dal punto di vista ormonale, questo sistema motivazionale è legato con un elevato livello di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dopamina">dopamina</a></strong> e <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Norepinefrina">noradrenalina</a></strong>. Pare inoltre vi sia una diminuzione del livello di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Serotonina">serotonina</a></strong>.</div>
<div id="_mcePaste">Il sistema di attaccamento di coppia è caratterizzato, in molti mammiferi ed uccelli, da un comportamento di territorialità (difendere il territorio della coppia, costruire un nido), condivisione delle risorse alimentari, comportamenti di cura reciproca, ricerca della prossimità fisica, ansia da separazione, e la gestione delle cure parentali alla prole. Negli esseri umani, l&#8217;attaccamento di coppia è caratterizzato anche da emozioni di calma, sicurezza emotiva, comfort sociale ed unione emozionale.</div>
<div id="_mcePaste">Da un punto di vista ormonale, questo sistema motivazionale è associato ai neuropeptidi <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ossitocina">ossitocina</a></strong> e <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vasopressina">vasopressina</a></strong>.</div>
<h2>Differenze comportamentali</h2>
<div>Questi tre sistemi motivazionali si differenziano non solo dal punto di vista ormonale ed emotivo, ma anche per quanto riguarda l&#8217;aspetto comportamentale.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;impulso sessuale è finalizzato principalmente a motivare gli individui a cercare l&#8217;interazione sessuale con un qualsiasi individuo &#8220;appropriato&#8221; della propria specie.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;attrazione, invece, è finalizzata a selezionare il partner ritenuto più appropriato, cercando di massimizzare il rapporto costi-benefici.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;attaccamento di coppia è invece principalmente finalizzato, in una prospettiva evoluzionista, a tenere unita la coppia il tempo necessario a provvedere alle cure parentali.</div>
<div id="_mcePaste">I meccanismi di innesco ed i comportamenti sono naturalmente diversi fra i generi, e sono soggetti anche ad importanti differenze individuali. Com&#8217;è noto, ad esempio, l&#8217;innesco alla pulsione sessuale negli uomini è guidata soprattutto dagli stimoli visivi (e la pornografia ne è la prova), le donne da stimoli che evochino situazioni più romantiche. Anche per quanto riguarda l&#8217;attrazione, tendono ad esserci differenze: gli uomini sono più attratti dall&#8217;apparenza fisica (giovinezza e bellezza), le donne dallo status sociale e di potere.</div>
<h2>Innamoramento: i sintomi</h2>
<div id="_mcePaste">Ma cosa succede, quando ci si innamora? Gli autori identificano numerosi sintomi:</div>
<div id="_mcePaste">
<ol>
<li>L&#8217;innamorato vede l&#8217;altra persona come unica, speciale; uno degli effetti collaterali di questo effetto è che è improbabile innamorarsi contemporaneamente di due persone. Questa attenzione focalizzata e sostenuta può essere mediata dalla dopamina.</li>
<li>L&#8217;innamorato vede soltanto i pregi della persona amata, e i difetti vengono ignorati o addirittura apprezzati. Inoltre, associano luoghi e cose ad eventi vissuti con la persona amata. Queste memorie sono probabilmente facilitate dalla norepinefrina.</li>
<li>Le emozioni tipiche sono euforia, iperattività, ridotto bisogno di dormire, perdita di appetito, ma anche tremore, tachicardia e accelerazione del respiro in presenza della persona amata. Anche questi sintomi sono compatibili con un aumento della dopamina.</li>
<li>L&#8217;attesa e le aversità aumentano l&#8217;attrazione. Anche questo meccanismo è legato al sistema dopaminergico, in quanto il dilazionamento del rinforzo aumenta la produzione di dopamina.</li>
<li>Il pensiero della persona amata è spesso ossessivo e intrusivo, e può essere attribuito ad una diminuzione della serotonina.</li>
<li>L&#8217;innamorato sviluppa una forma di dipendenza nei confronti della persona amata, che può prendere forma di manifestazioni di gelosia, possessività, paura di essere rifiutato ed ansia da separazione.</li>
<li>L&#8217;innamorato desidera poter vivere dei momenti di unione emotiva con la persona amata, ed entra in uno stato di forte empatia. La persona amata e le occasioni di incontro diventano prioritarie nell&#8217;agenda dell&#8217;innamorato.</li>
<li>L&#8217;innamorato concentra il proprio desiderio sessuale nei confronti della persona amata, diventa esclusivo, possessivo e geloso se sospetta infedeltà. Ma il desiderio sessuale diviene meno importante dell&#8217;unione emotiva con l&#8217;altra persona.</li>
<li>Infine, l&#8217;innamoramento viene vissuto come qualcosa di involontario e non controllabile. E impermanente: l&#8217;innamoramento non dura per sempre.</li>
</ol>
</div>
<p>Cosa ne pensi? Ci sei passato(a)? Sei innamorato(a)?</p>
<p>Dopo una trattazione così seria sull&#8217;argomento, non possiamo non concludere con la canzone che da il titolo al post.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/v55g74Oi8qs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/v55g74Oi8qs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<h2>Riferimenti bibliografici</h2>
<p>Fisher, H.E., Aron, A., Mashek, D., Li, H., and Brown, L.L.: Defining the brain systems of lust, romantic attraction, and attachment, Archives of Sexual Behavior 31(5), volume 31, Springer, 413–419, 2002</p>
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		<title>Anatomia di un&#8217;emozione</title>
		<link>http://www.neuropsy.it/blog/2010/03/05/anatomia-di-unemozione/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 15:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Bussolon</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[appraisal]]></category>
		<category><![CDATA[attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[attribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[umore]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa si parla, quando si parla di emozioni?
La domanda è talmente poco banale che i ricercatori che si occupano di emozioni non hanno la stessa opinione.
Russel e Barrett hanno tentato di dare una definizione di alcuni concetti centrali per capire le emozioni. Riportiamo le definizioni più importanti.
Episodio emozionale prototipico
L&#8217;episodio emozionale prototipico è un evento che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa si parla, quando si parla di emozioni?</p>
<p>La domanda è talmente poco banale che i ricercatori che si occupano di emozioni non hanno la stessa opinione.</p>
<p>Russel e Barrett hanno tentato di dare una definizione di alcuni concetti centrali per capire le emozioni. Riportiamo le definizioni più importanti.</p>
<h2>Episodio emozionale prototipico</h2>
<div id="_mcePaste">L&#8217;episodio emozionale prototipico è un evento che ha una valenza emotiva. L&#8217;episodio generalmente coinvolge numerosi aspetti:</div>
<div id="_mcePaste">
<ul>
<li>un oggetto che innesca l&#8217;emozione: può essere una persona, un animale, una cosa, un evento, un pensiero o un ricordo passato, un evento futuro;</li>
<li>uno stato emotivo (core affect);</li>
<li>una focalizzazione dell&#8217;attenzione sull&#8217;evento;</li>
<li>un processo, più o meno consapevole, di valutazione cognitiva (cognitive appraisal);</li>
<li>un processo, più o meno consapevole, di attribuzione causale (ovvero la spiegazione che la persona si dà dell&#8217;evento);</li>
<li>l&#8217;esperienza soggettiva, fenomenica, non solo dell&#8217;evento ma dello stato emotivo;</li>
<li>può esserci inoltre un comportamento evidente e congruente con lo stato emozionale o, più spesso, un&#8217;espressione facciale congruente con l&#8217;emozione.</li>
</ul>
</div>
<h2>Stato emotivo (core affect)</h2>
<div id="_mcePaste">
<div id="_mcePaste">Lo stato emotivo (core affect) è definito come il più elementare stato affettivo consciamente accessibile</div>
<div id="_mcePaste">lo stato emotivo non richiede un oggetto: questo significa che si può provare uno stato emotivo anche senza che questo sia diretto a qualcosa.</div>
<div id="_mcePaste">Lo stato emotivo è una componente essenziale di un episodio emozionale: ad ogni episodio emozionale deve essere associato uno stato emotivo, ma gli stati emotivi sono presenti anche in assenza di episodi emozionali prototipici.</div>
<div id="_mcePaste">Gli stati emotivi variano in intensità. Quando lo stato emotivo è neutrale, o di bassa intensità, generalmente rimane sullo sfondo ed esce dalla consapevolezza. Quando è molto intenso, al contrario, assorbe completamente l&#8217;attenzione dell&#8217;individuo.</div>
<div id="_mcePaste">Il fatto che possa essere non legato ad un oggetto o non consapevole non significa che non sia causato da qualche cosa; le cause di uno stato emotivo possono essere molte: dagli eventi che scatenano un episodio emozionale, allo stato fisiologico dell&#8217;individuo, al livello generale dell&#8217;umore; spesso queste cause sono sfumate e difficili da percepire e da valutare.</div>
<h2>Altre componenti</h2>
<h3>Il tono dell&#8217;umore</h3>
<div>l&#8217;umore (mood) è definito uno stato affettivo prolungato, generalmente in assenza di un oggetto.</div>
<div>
<h3>Regolazione del tono affettivo</h3>
<div>La regolazione del tono affettivo è quella serie di comportamenti finalizzati a regolare e modificare il proprio stato affettivo.</div>
<h3>Qualità affettiva</h3>
<div>La qualità affettiva è l&#8217;etichetta emotiva attribuita agli oggetti. Agli oggetti, agli eventi, ai luoghi che accedono alla coscienza viene attribuita una valenza emotiva e delle qualità affettive: piacevole, spiacevole, noioso, eccitante e così via.</div>
<div>
<h3>Attribuzione emozionale</h3>
<div>L&#8217;attribuzione emozionale è il meccanismo cognitivo che porta ad attribuire la causa di uno stato emotivo. L&#8217;attribuzione è dunque la percezione di legami causali fra eventi. Percezione che naturalmente può essere anche scorretta (e spesso lo è).</div>
<div>L&#8217;attribuzione emozionale influisce sui pensieri e ricorsivamente sullo stato emotivo, sui comportamenti e sulla motivazione.</div>
<h2>Riferimenti bibliografici</h2>
<div>
<ol>
<li>Russell, J.A., and Barrett, L.F.: <em>Core affect, prototypical emotional episodes, and other things called emotion: Dissecting the elephant</em>, Journal of Personality and Social Psychology 76(5), volume 76, 805–819, 1999</li>
<li>Russell, J.A.: <em>Core affect and the psychological construction of emotion</em>, Psychological review 110(1), volume 110, American Psychological Association, 145–172, 2003</li>
</ol>
</div>
</div>
</div>
</div>
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