Fisiopatologia

Autore: Doriano Pustina, Stefano Bussolon
Sotto il profilo istologico la patologia di Alzheimer si caratterizza per la formazione, a livello corticale, di placche senili e matasse neurofibrillari. L'identificazione di tali microstrutture costituisce l'unica strumento per diangosticare con certezza la sindrome di Alzheimer.

Placche amiloidi (placche senili)

Corpi assonali e dendritici aggregati attorno a sostanze proteiche amiloidi. Per placca amiloide si intende un ammasso extracellulare di corpi dendridici, assonali e gliali lassamente aggregati. Caratteristica è la presenza, in tali strutture, del peptide amiloide che tende a formare autoaggregazioni complesse.

Gli amiloidi sono una famiglia di proteine. L'amiloide presente nella sindrome di Alzheimer è la ß-amiloide. Questa sostanza deriva da una proteina più grande, la proteina precursore dell'amiloide, codificata dal cromosoma 21.

Placche senili si trovano anche nelle persone anziani normali, ma in maniera molto più ridotta. Inoltre la proteina precursore della sostanza amiloide viene sintetizzata anche in altri organi, perciò non si riesce a dare una spiegazione del perché solo nel cervello dia vita a depositi diffusi di materiale extracellulare. L'ippocampo e le strutture limbiche sono tra le più attaccate. Per questa ragione alcuni autori hanno proposto che le matasse siano dovute a agenti virali che si introducono dai recettori olfattivi (ipotesi virale).

Matasse neurofibrillari

Sono fasci di filamenti elicoidali che si accumulano in matasse nel corpo cellulare. Si osservano anche nei corpi dendridici e assonali delle placche amiloidi. Ogni filamento consiste in due fibrille disposte ad elica. Queste formazioni non assomigliano alle proteine normali del citoscheletro, però sembrano derivare da strutture normali. Le matasse si formano in neuroni di grandi dimensioni come nell'ippocampo, corteccia olfattiva, amigdala, nuclei del proencefalo basale e parecchi nuclei del tronco (anche locus coerulus e del rafe). Le matasse neurofibrillari si osservano anche in altre forme degenerative quali la sindrome di Down e demenza dei pugili. Anche nel cervello di persone normali si osservano qualche volta questi processi.

Atrofia cerebrale

Nei pazienti affetti da Alzheimer vi è sovente una pronunciata atrofia corticale. Più colpite sono generalmente il lobo frontale, la parte anteriore del lobo temporale e il lobo parietale. L'ippocampo è molto colpito dall'atrofia. Sono generalmente interessate dall'atrofia anche il locus coerulus e le aree limbiche (probabile causa dei disturbi dell'umore) ed il nucleo basale di Meynert.

Degenerazione dei neuroni colinergici del nucleo di Meynert

le proiezioni di questo nucleo si portano alla corteccia, all'ippocampo, all'amigdala, al bulbo olfattivo, al talamo e al tronco del encefalo. Il nucleo riceve afferenze dall'ipotalamo, l'amigdala, il mesencefalo e altri nuclei. La degenerazione del nucleo di Meynert può spiegare la grave diminuzione della concentrazione di acetilcolina nella corteccia (60-70% dell'attività corticale). Su questa osservazione si basa il trattamento con inibitori di acetilcolin-trasferasi.

Degenerazione sinaptica

Nel cervello di individui affetti da Alzheimer si riscontra la degenerazione delle strutture sinaptiche: vi è una diminuzione del numero di sinapsi, e carenza di sostanze proteiche presenti nelle sinapsi di cellule sane. La degenerazione ha una buona correlazione con il decorso e l'entita della malattia. I sintomi demenziali potrebbero dunque essere interpretati come conseguenza del deficit sinaptico, in quanto i neuroni hanno difficoltà a comunicare.

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