Il circolo vizioso

Autore: Stefano Bussolon

I problemi che le persone depresse, o ansiose, o fobiche si trovano ad affrontare possono essere scomposte in diverse componenti:

la situazione: il problema vero e proprio, l'evento, la situazione difficile

i pensieri

le emozioni

le sensazioni fisiche

le azioni.

Ognuna di queste componenti ha un'azione sulle altre: quello che pensi di una situazione influenza il tuo stato emotivo, le tue sensazioni fisiche e il tuo comportamento, ma questo vale anche per le altre parti del problema.

Il fatto che le diverse dimensioni del problema (la situazione, il pensiero, l'emozione, lo stato fisico, il comportamento) si influenzino a vicenda porta, spesso, all'innesco di "circoli viziosi", che contribuiscono a peggiorare la situazione. Possono causare altri problemi, altre situazioni penose: una persona che entra nel circolo vizioso può iniziare a pensare cose spiacevoli (e irrealistiche) su se stesso. Ad esempio se il nostro umore è nero saremo più portati a prestare più attenzione alle cose negative, e dunque a pensare a cose negative. Questo condiziona il nostro comportamento: se abbiamo una visione pessimistica del futuro, ad esempio, eviteremo di impegnarci nel fare qualcosa di impegnativo perché partiremo dal presupposto che siamo destinati a fallire. Questo atteggiamento, nel frattempo, conferma le nostre ipotesi: se non iniziamo nemmeno a fare quella cosa il fallimento diventa sicuro! Questo ci farà stare peggio emotivamente, e confermerà le idee negative che ci siamo fatti.

Una delle finalità della psicoterapia cognitivo comportamentale è quella di interrompere questo circolo vizioso: nel momento in cui, con l'aiuto del terapeuta, una persona riesce a cogliere tutte queste parti del problema, ed il loro reciproco legame, diviene chiara l'utilità e l'importanza di intervenire su queste dimensioni, per influenzare anche le altre. L'approccio classico della psicoterapia cognitivo comportamentale, ad esempio, è quello di lavorare sui pensieri (cognizioni) e sulle azioni (comportamento), in quanto è più difficile, in psicoterapia, agire direttamente sulle emozioni. Alcuni approcci più recenti integrano il lavoro cognitivo comportamentale con una azione sullo stato fisico della persona. Sono le cosiddette "terapie aerobiche", in cui si invita il paziente ad intraprendere delle attività fisiche (camminare, correre, nuotare, fare ginnastica, fare yoga) in quanto l'attività aerobica incide positivamente sulle emozioni e sul tono dell'umore.

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