La valutazione psicometrica della dislessia. Infanzia anormale

Autori

Faglioni, P., Gatti, B., Paganoni, A.M., Robutti, A. (1967). La valutazione psicometrica della dislessia. Infanzia anormale, 81, 628-661.

Scopo

Diagnosi di DISLESSIA in età scolare. E' un test psicometrico che permette di esaminare abbastanza facilmente una grande quantità di soggetti rispetto alle loro prestazioni di linguaggio scritto.

Indicazioni

E' un test usato per sondare le difficoltà di lettura in bambini in età dagli 8 anni e 4 mesi ai 10 anni e 4 mesi. Questo, che non può essere un metodo completo ed esaustivo di diagnosi, permette però di ridurre enormemente il numero di soggetti da sottoporre ad indagine clinica e, nello stesso tempo, indica i soggetti che hanno bisogno dell'esame clinico.

Strumenti psicometrici

Tests di linguaggio scritto

a) Test collettivo di riconoscimento di parole (TRP)

E' presentata al soggetto una frase incompleta con, a fianco, cinque parole fra le quali egli deve scegliere quella che meglio completa la frase (Vedi Appendice A). La scelta è resa difficile dal fatto che le parole sono volutamente simili fra loro per forma e suono delle lettere componenti oppure per il significato. La versione definitiva del test è costituita da 50 items e il tempo di somministrazione è di 10 minuti.

b) Test collettivo di riconoscimento di parole senza significato (TRPS)

E' presentata al soggetto una parola bi- o tri-sillabica senza significato ed egli deve riconoscerla fra quattro alternative. Una soltanto di esse è identica alla parola stimolo, mentre le altre presentano con questa notevoli somiglianze fonetiche o grafiche (vedi appendice A). Il soggetto deve riconoscere e contrassegnare il raggruppamento sillabico identico a quello stimolo. Anche questo test è composto di 50 items e le modalità di somministrazione e il limite di tempo concesso per l'esecuzione è uguale a quelli del test di riconoscimento di parole.

c) Test di ortografia (TO)

E' dettato ai soggetti un brano di 63 parole, contenenti le più caratteristiche difficoltà fonetiche e ortografiche della lingua italiana (vedi appendice A). Il punteggio è costituito dal numero di sillabe errate. Non si è ritenuto opportuno stabilire dei limiti di tempo.

d) Test di lettura individuale ad alta voce

E' costituito da un brano di 69 parole, contenente le principali difficoltà fonetiche ed ortografiche della lingua italiana (vedi appendice A). Anche qui, come per i tests collettivi, si è introdotto il maggior numero possibile di lettere simili dal punto di vista fonetico e formale, in modo da favorire gli errori di inversione e scambio comuni nei dislessici.

Questo test mette capo a due punteggi:

- tempo in secondi impiegato nella lettura

- numero di errori compiuti.

Test di intelligenza

La scelta di un test di livello intellettuale da somministrare collettivamente a una popolazione nella quale si presume si possano trovare soggetti dislessici, comporta non poche difficoltà. Esse dipendono dal fatto che molti dei fattori che i test d'intelligenza misurano, sono gli stessi che dai vari autori sono stati chiamati in causa nella genesi della dislessia. Il rendimento ad un test d'intelligenza verbale può riflettere, anziché il livello intellettuale globale, un ritardo specifico dello sviluppo del linguaggio che alcuni autori considerano responsabile della dislessia. Sul rendimento al test di performance, d'altra parte, possono incidere i disturbi della percezione delle forme e dell'orientamento di esse nello spazio che, secondo altri autori, costituirebbero un fattore determinante della dislessia. In base a queste considerazioni, gli autori hanno scelto il " Culture Free Intelligence Test " scala 2 forma A di Cattel che, fra i test collettivi non verbali, è fra i meno saturati in fattori spaziali, ed è invece ampiamente saturato in fattore G (Moor, 1957).

Tarature

1) Campione scolastico

Il test è stato somministrato ad un campione di 969 bambini frequentanti le scuole elementari per fanciulli normali di Milano provenienti da ambienti socioeconomici diversi. L'età dei soggetti era compresa tra gli 8 anni e 4 mesi e i 10 anni e 4 mesi.

Le ragioni per cui gli autori hanno fissato questi intervalli di età sono:

a) I soggetti dovevano avere acquisito un sufficiente grado di apprendimento della lettura.

b) Doveva essere possibile la somministrazione di un test di intelligenza collettivo. Per il test di Cattel dagli autori scelto ciò è considerato possibile a partire dagli 8 anni.

c) I soggetti dovevano, d'altra parte, essere il più possibile agli inizi dell'apprendimento: questo per evitare che fossero già stati allontanati dalle scuole normali quei soggetti che, a causa della dislessia, avevano incontrato serie difficoltà di apprendimento.

2) Campione clinico

E' costituito da 13 soggetti (8 maschi e 5 femmine), selezionati dalla équipe di psicologi del Centro Medico Psicopedagogico del Comune di Milano e dai medici della Clinica delle Malattie Nervose e Mentali dell'Università di Milano. Per tutti i soggetti la diagnosi di dislessia era stata posta in base al rilievo clinico di gravi difficoltà e di lettura e di ortografia. L'età dei soggetti era analoga a quella dei componenti il gruppo scolastico.

Analisi statistiche

E' stata usata una regressione multipla non lineare (variabili indipendenti età in mesi e classi di intelligenza misurate con il Culture Free di Cattel). Un determinato livello di abilità di lettura che può essere considerato normale per un soggetto di basso livello intellettuale, dovrà essere considerato patologico per un soggetto di intelligenza brillante, e viceversa, prestazioni di lettura scadenti in un soggetto intellettualmente poco dotato potranno essere eventualmente considerate normali, o, al limite, superiori alla norma. Data questa premessa per gli autori è sembrata logica, nell'elaborazione di una scala che desse una misura quantitativa delle prestazioni di linguaggio scritto, correggere i punteggi forniti da ogni singolo individuo al test di lettura, non soltanto per la relativa età, ma anche per l'intelligenza.

Gli autori hanno considerato MINUS DEVIANTI i soggetti privi di deficit sensoriali e motori e in condizioni di normale opportunità pedagogica, che davano ai test di linguaggio scritto risultati peggiori di quanto ci si poteva attendere in rapporto alla loro età e al loro livello intellettuale.

Risultati

A) DETERMINAZIONE DEI MINUS DEVIANTI E DEI MEDI AI TEST COLLETTIVI DI LINGUAGGIO SCRITTO

Con tre variabili:

a) Risposte esatte al test di riconoscimento di parole (variabile dipendente).

b) Risposte esatte al test di livello intellettuale e

c) Età in mesi (variabili indipendenti).

Gli autori hanno eseguito un calcolo di regressione multipla (vedi appendice B).

Successivamente essi hanno eseguito lo stesso calcolo una seconda volta con le risposte esatte al test di riconoscimento di parole senza significato e una terza volta con le sillabe errate al dettato, come variabili dipendenti.

Per isolare di volta in volta i soggetti peggiori rispetto ad una delle tre variabili dipendenti, gli autori hanno calcolato delle bande di tolleranza intorno alla funzione di regressione. All'interno della banda di tolleranza si situa una certa percentuale della popolazione, che si considera nella norma. I soggetti che si situano oltre il limite superiore e oltre il limite inferiore, sono rispettivamente considerati plus devianti e minus devianti.

Per i tre test hanno calcolato bande di diversa ampiezza e hanno isolato così gruppi di minus devianti (e di plus devianti) di diversa numerosità.

In particolare, hanno isolato le seguenti percentuali:

Numero soggetti
dettato
Test di riconoscimento parole
Test di ric. Parole senza significato
Banda di tolleranza al 90%
Minus devianti (5%)
35
71
48
Plus devianti (5%)
0
16
9
Banda di tolleranza al 95%
Minus devianti (2,5%)
26
50
35
Plus devianti (2,5%)
0
4
4
Banda di tolleranza al 98%
Minus devianti (1%)
20
33
26
Plus devianti (1%)
0
0
2
Banda di tolleranza al 99%
Minus devianti (0,5%)
14
22
21
Plus devianti (0,5%)
0
0
0

Gli autori non hanno creduto opportuno prendere in considerazione i gruppi dei plus devianti perché hanno ritenuto più interessante il confronto tra i minus devianti e i soggetti di media abilità. Tali soggetti (medi) sono stati individuati con procedimento analogo; per isolare cioè soggetti che si situavano intorno alla media hanno calcolato le bande di tolleranza prossime alla funzione interpolatrice scegliendo percentuali uguali a quelle dei minus devianti e cioè il 5%, 2,5%, 1%, 0,5%.

Si riporta in appendice i punteggi ai tests di lettura e ai test di ortografia, che devono essere considerati, per ogni livello di età e di intelligenza, quale limite inferiore della banda di tolleranza, a livello o al di sotto del quale un soggetto può essere considerato minus deviante rispetto a quella determinata banda, e quindi per definizione anomalo rispetto alla variabile presa in esame (vedi appendice C).

Validita' del criterio psicometrico

Dopo avere individuato, con l'elaborazione statistica sopra descritta, i soggetti minus devianti ai tre tests, si è posto il problema di controllare se fosse legittimo o meno considerare come dislessici i minus devianti. Gli autori, a tale scopo, hanno proceduto secondo due diverse direzioni:

1) hanno somministrato i tests collettivi al campione clinico;

2) hanno confrontato le prestazioni dei minus devianti al test di riconoscimento di parole e di un gruppo di soggetti normali a un test di lettura ad alta voce e al test di ortografia.

1) Applicazione del criterio psicometrico al gruppo clinico.

Hanno somministrato i tests di lettura e di ortografia collettivi ai soggetti costituenti il campione clinico. I dati relativi a questo gruppo di soggetti sono riportati nella tabella 2. Se il criterio psicometrico da loro adottato discriminava realmente i dislessici, ci si doveva attendere che la maggior parte dei soggetti definiti tali in sede clinica risultassero minus devianti ai tests di linguaggio scritto. Questo si è esattamente verificato per il test di ortografia. A questo test infatti 12 soggetti su 13 hanno dei punteggi che li classificano come minus devianti corrispondenti allo 0'5% della popolazione e un soggetto ha dato risultati che lo classificano nel gruppo delll'1% dei minus devianti. Per il test di riconoscimento di parole si nota come 6 soggetti su 13 si siano classificati nel gruppo dei minus devianti allo 0,5%, uno in quello dell'1%, uno in quello del 2,5% e uno in quello del 5%. Tre soggetti invece non si sono classificati entro la banda dei minus devianti. Per quanto riguarda il test di riconoscimento di parole senza significato si nota come quattro soggetti si siano classificati nel gruppo di minus devianti allo 0,5%, due in quello del 2,5%, uno in quello dell'1%, due in quello del 5% mentre ben 5 soggetti su 13 non si sono classificati come minus devianti. Per questo ultimo test il divario tra il criterio psicometrico e il criterio clinico è tuttavia abbastanza spiegabile. Il test di lettura fonetico-formale saggia infatti un'abilità che viene solo occasionalmente valutata in sede clinica per la diagnosi di dislessia. Infatti un soggetto è definito clinicamente dislessico in base sia al rilievo di una disortografia, sia al rilievo di una difficoltà a leggere ad alta voce e a capire quello che legge. Nel test di lettura di parole senza significato, non esiste il problema della comprensione del testo; esso, per la sua corretta esecuzione richiede soltanto l'identificazione di due gruppi di sillabe esattamente identiche.

TABELLA 2

Dati relativi ai soggetti definiti dislessici con metodo clinico

n. sogg.
Sesso
Cattel Q.I.
Cattel risp. Esatte
Età in mesi
TRP
TRPS
TO
Test di lettura individuale
Percentuale di minus devianza
Tempo
Errori
Test 1 %
Test 2 %
Test 3 %
1
M
114
27
120
38
39
11
90
4
>5
>5
0,5
2
M
105
24
117
29
37
16
120
9
>5
>5
0,5
3
M
105
24
116
28
29
11
230
9
5
5
1
4
M
84
17
105
19
26
38
188
23
2,5
5
0,5
5
M
100
21
108
16
28
52
255
16
0,5
2,5
0,5
6
M
103
22
108
13
17
42
314
26
0,5
0,5
0,5
7
M
113
23
102
14
20
46
133
21
0,5
0,5
0,5
8
M
<94
8
102
3
11
101
650
54
0,5
0,5
0,5
9
F
<75
6
115
29
37
19
94
18
>5
>5
0,5
10
F
<83
12
104
8
39
30
188
17
0,5
>5
0,5
11
F
<83
12
105
9
31
62
112
17
0,5
2,5
0,5
12
F
84
17
110
4
26
39
478
25
0,5
2,5
0,5
13
F
81
16
108
19
18
31
209
19
1
0,5
0,5

1) Confronto dei minus devianti e dei normali del campione scolastico

Sempre allo scopo di verificare la validità del criterio psicometrico gli autori hanno studiato con una indagine individuale un piccolo gruppo di soggetti minus devianti al test di riconoscimento di parole e precisamente 21 bambini corrispondenti allo 0,5% di minus devianti al test. Si trattava, in pratica, di un gruppo di soggetti che avevano fornito al test risultati peggiori a quelli del 99,5% della popolazione. Per confronto è stato esaminato un gruppo di 24 soggetti scelti a caso nel resto del campione sperimentale. Si ricorda che il punteggio al test di ortografia era singolo e quello al test di lettura individuale era duplice (numero di errori e tempo in secondi). Mediante un calcolo di analisi della multicovarianza (Anderson, 1958) (dove l'età e il numero di risposte al Cattel entravano come variabili concomitanti), gli autori hanno confrontato le medie di questi tre punteggi globalmente considerati, nei due gruppi.

I punteggi ottenuti dai minus devianti sono tutti nettamente inferiori a quelli del gruppo di controllo e l'entità di questae differenze globalmente considerata è altamente significativa (p< 0,01). Il riscontro, che il gruppo di minus devianti sia inferiore al resto della popolazione per la lettura e l'ortografia considerate globalmente, non esclude la possibilità che il disturbo dei soggetti sia limitato ad una sola delle prestazioni in esame. Per questo si è pensato che l'analisi separata dei risultati ai tests che esaminano le due abilità avrebbe aggiunto ulteriori informazioni. Si è eseguito quindi a questo scopo un'analisi della covarianza (variabili concomitanti sempre l'età e le risposte esatte al Cattel) per confrontare le medie dei due test presi singolarmente (test di lettura = due punteggi; test di ortografia = un solo punteggio). Per quanto riguarda la lettura, le medie di ambedue i punteggi differiscono con alta significatività nel gruppo dei minus devianti rispetto al gruppo di soggetti estratti a caso dal resto del campione. In pratica il tempo di lettura è risultato significativamente superiore (p< 0,010) nei minus devianti rispetto ai normali e così pure il numero degli errori (p< 0,001). Lo stesso può dirsi per i punteggi ottenuti al test di ortografia: i minus devianti fanno un numero di errori significativamente superiore (p< 0,025) a quello del resto del campione sperimentale.

In appendice D è riportato un aggiornamento alle tabelle del test di Faglioni et al. eseguito da Cassini et al.

In appendice E è riportata un'analisi fattoriale al test di Faglioni et al..

Bibliografia

Faglioni, P., Gatti, B., Paganoni, A.M., Robutti, A. (1967). La valutazione psicometrica della dislessia. Infanzia anormale, 81, 628-661.

Lucca, A., Garzotto, S., Vio, C. (1984). Uno strumento di valutazione della dislessia. Età evolutiva, 18, 74-83.

Cassini, A., Ciampalini, L., Lis, A. (1984). La dislessia in Italia. Età evolutiva, 18, 66-73.

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